PP NE IV-2 22/23

N. 1

Continuo la storia della scheda = spaventapasseri.

Un giorno un ragazzo di nome Jaet, sentiva parlare di tanti uccelli che stavano infastidendo tanti cittadini; e per le fattorie non era periodo buono, perché gli uccelli stavano distruggendo gli ortaggi a furia di mangiarli.
A un certo punto il ragazzo disse a dei suoi amici: “Ascoltatemi questi uccelli ci stanno infastidendo troppo e devo dire che anche io non ne posso più!” Che ne dite di fare una gara? Si tratta di costruire uno spaventapasseri, così gli uccelli lasceranno stare tutti i cittadini e noi avremmo qualche cosa da fare per il fine settimana. Che ne dite ci state?”.
I suoi amici gli risposero: “Ma sì, perché no, facciamolo!”
Avevano già iniziato a montare la testa con delle piccole fette di anguria. Dopo tante ore di lavoro l’avevano finito: gli occhi erano fatti da bottoni neri, il corpo era composto di paglia e una camicia stropicciata blu, le gambe erano di legno umido e scuro. Dopo qualche minuto volevano fare una prova se spaventasse abbastanza, chiamarono gli uccelli con un richiamo; mentre gli uccelli arrivarono, Jack scosse lo spaventapasseri. Quando stavano per atterrare si fermarono perché pensavano che lo spaventapasseri fosse un umano, allora se ne scapparono. Tutti i cittadini applaudirono il gruppo di ragazzi e gli diedero un premio, cioè 20 euro.

N. 2

Scrivo un testo su cosa vedo dalla finestra.
Una sera, mi sono affacciata dalla finestra della mia cameretta: stava calando il sole, il cielo diventò rosa, il contorno delle nuvole era bianco ma all’interno erano tinte di rosso, sfumate con il giallo e l’arancione.
Il cielo era diventato completamente rosso, a un certo punto pensai: “Come vorrei saltare nel cielo e tocccare quelle soffici nuvole!”.
All’improvviso vidi tra le nuvole una specie di unicorno disegnato da rosse nuvole; poi immaginai di saltare su quell’unicorno. Dopo qualche minuto il cielo diventò blu con delle magnifiche stelle.

N. 3

Roma 17 Novembre 2022

Continuo io: lo zainetto stregato.
Finalmente rotolò indietro come un birillo. La maestra furiosa gli disse: “Luca, sei sospeso per una settimana!”.
Luca le rispose con un tono stridulo: “Maestra, non è colpa mia, te lo giuro c’era qualcosa dentro lo zaino. Non sto scherzando!”.
La maestra esclamò furiosa: “Non mi importa più delle tue scuse e bugie, in caso non avessi sentito, sei sospeso per una settimana!”.
Luca pensò: “Ora che penseranno i miei genitori?”. Il compagni si scambiavano sguardi incerti e anche molto incuriositi di come avrebbe ancora risposto Luca. Il bambino tornò a casa, stanco deluso e gobbo; entrò in casa e la mamma gli chiese: “Come mai sei arrvato così presto?”.
Luca dopo vari minuti le rispose: “Questa notizia non ti piacerà, sono stato sospeso per una settimana”. La mamma non gli disse niente, gli lanciò solamente uno sguardo accattivante.
Luca andò in camera sua, poggiò lo zaino per terra; improvvisamente vide qualcosa muoversi dentro lo zaino, chiamò immediatamente sua madre ed esclamò: “Mamma, mamma, corri in camera mia! Sta succedendo di nuovo ed è anche il motivo per cui mi hanno sospeso!”.
La mamma salì sbuffando e gli chiese: “Cosa c’è?”.
Il figlio le rispose che doveva vedere subito.
La madre vide lo zaino che si muoveva e gli chiese: “Luca che cosa c’è dentro lo zaino?!”. Lui le rispose: “Mamma, non lo so, sopriamolo insieme! Vai a prendere dei guanti, veloce!!!”. Dopo che la mamma andò a prendere i guanti, Luca infilò le sue mani dentro lo zaino, afferrò una cosa piccola ma pelosa, lo tirò su e vide che era il suo cane!
Il bambino esclamò: “In effetti non lo vedevo da un po’ di tempo!”.
Allora la madre chiamò la scuola e gli spiegò tutto, la maestra capì e la sospensione viene annullata.

N. 4

Roma 18 Novembre 2022

Spiego la poesia
La nebbia sale verso le colline colme di alberi spogli e lascia una leggera pioggerellina, e sotto un vento freddo il mare si agita e crea la schiuma e il rumore delle onde. Per le vie del paese, dal mostro che ribolle nei tini si sente un odore aspro di vino, che allegra le persone. Sulla brace accesa e scoppiettante gira lo spiedo e il cacciatore fischia davanti alla porta mentre guarda gli stormi di uccelli neri volano fra le nuvole rossastre dei pensieri profondi.

N. 5

Invento un racconto su Venezia di pag. 21
Lunedì 17 ottobre, io e la mia classe abbiamo fatto una gita a Venezia. Con le maestre siamo scesi dall’aula e siamo andati al cancello fuori dalla scuola; l’autobus era in ritardo, allora le maestre si sono agitate tantissimo e ci hanno fatto rientrare perché dicevano che non potevano restare sul marciapiede ad occupare il passaggio.
Dopo qualche minuto l’autobus è arrivato allora, finalmente, siamo saliti e ci siamo accomodati e le maestre ci hanno detto: “Ci aspetteranno otto ore di viaggio, quindi per favore cercate di non fare tanta confusione. Ok?”
I maschi si sono guardati con uno sguardo per dire che erano pronti a scatenarsi.
Dopo così tante ore finalmente siamo arrivati a Venezia; quando siamo scesi dall’autobus un mio compagno stava per cadere nell’acqua, perché pensava che c’era il cemento invece no; allora la maestra ci ha detto: “Non dovete muovervi da soli perché pensate che ci sono le strade, invece in questa città c’è solo il mare che attraversa anche delle piccole stradine!”
Una compagna che si chiama Rebecca ha chiesto alla maestra: “Se non ci sono le strade e nemmeno i marciapiedi come facciamo a muoverci?”.
La maestra le ha risposto che per le vie più grandi dovevamo usare un battello, invece per le vie più piccole le gondole.
Tutti noi risero, noi abbiamo riso per il nome delle barche soprattutto il nome della barchetta più piccola; saliti sul primo battello, per andare nella cittadina abbiamo fatto la merenda: c’era chi si era portato giganteschi panini e perfino delle mega barrette di cioccolato.
Dopo un’ora siamo arrivati nella chiesa di San Marco, siamo entrati e una guida ci ha accolto con una voce molto stridula e ci ha detto: “Benvenuti nella nostra chiesta di San Marco, partiamo subito con un discorso che il sacerdote legge a tutti i bei ragazzi che vengono a visitare questa chiesa”. Quando la guida ha cominciato a leggere, tutti abbiamo cominciato a fare tanta confusione. Dopo un po’, quando le maestre hanno visto che ci annoiavamo, ci hanno portato via.
Si era fatto molto tardi allora siamo ritornati a Roma. Mi è piaciuta molto questa gita.

N. 6

Rispondo alla domanda di pag. 56

1 Sei d’accordo con l’elfo “che i bambini ormai pensano solo ai videogiochi”?

1 Io sono d’accordo con l’elfo perché tanti bambini stanno sempre davanti lo schermo e non permettono mai di uscire fuori da casa oppure passeggiare nella natura.

1 Rosie trattenne il fiato perché se si faceva sentire, la fata scappava.

N. 7

Invento un testo, di pag. 56
Un giorno mentre dormivo, ho sognato una creatura molto strana: il suo viso era completamente verde fogna, era vestita con una maglietta blu e dei pantaloni marroni. Improvvisamente, ho spalancato gli occhi e ho pensato: “Visto che è Halloween, sarà sicuramente mio padre che è mascherato”. Dopo un po’ che mi fissava gli ho detto molto annoiata: “Papà, basta voglio dormire! Devi lasciarmi stare!”.
La creatura mi ha risposto: “Non sono tuo padre, sono un extraterrestre che viene con una navicella grandissima; più delle vostre macchine di otto posti; non per vantarmi, ma la navicella l’ho costruita da solo con le mie stesse mani!”.
“Mi vuoi uccidere, guarda che sono capace di chiamare la polizia!”. Ho detto con un tono abbastanza minaccioso.
Improvvisamente l’extraterrestre volò via dalla finestra della mia cameretta e dopo qualche secondo mi sono svegliata, sono andata nella camera dei miei genitori e ho cominciato a toccare la faccia di mio padre che per vedere se aveva una maschera attaccata sul suo viso: non c’era niente; allora mia madre mi ha detto: “Alice vai a letto, prestissimo ed è anche sabato!”.
Dopo qualche minuto sono andata a letto e ho pensato: “Che sogno strano che ho fatto, chissà se esistono veramente gli alieni; chi lo sa? Lo scopriremo nei prossimi sogni!”.

N. 8

Roma 1 Dicembre 2022

Svolgo un testo utilizzando il monologo interiore.
Durante le vacanze di Natalizie io e la mia famiglia siamo andati a trovare mia nonna. La mia camera aveva una grande finestra alla destra del letto, con le tende giallo canarino.
Mi sono affacciata alla finestra della mia camera e ho pensato: “Wow, quanto è bello qui! La montagna è piena di neve! Ci vorrei andare adesso!”. Quando sono ritornata in camera mia, da una lunga passeggiata, ho avuto voglia di ritornate davanti al vetro della finestra. Ho scansato le tende gialle e mi sono affacciata: “Che bello! Che meraviglia! La neve, con la luce rossastra del tramonto, sembra rosa! E le Belle di Notte accanto alla quercia sono stupende!”. Le stelle riflettevano la loro luce sul ruscello, che scorreva attorno ai piedi della montagna. “Che carini quelli uccelli che bevono! Che anche un piccolo ramo! Oh no! È caduto! Meno male che c’è la neve! Ma perché oggi non ci sono andata?”. Così sono andata a dormire, con il desiderio di passeggiare nella montagna infinita, immensa di neve.

N. 9

Roma 2 Dicembre 2022

Invento una poesia sul Natale.
Vorrei un Natale pieno di compagnia, 
di luci, canti e allegria. 
Il Natale è come un cesto pieno di neve
che porta un vento lieve.
Quest’anno il Natale
deve essere più che speciale!
I suoni rallegrano la città
E i bambini saltano con tanta felicità.

N. 10

Rispondo alle domande di pag. 59.

  1. Il protagonista era un bambino chiamato Ottavio ed era vestito: con una cannottiera bianca, un paio di calzoncini di un tessuto grosso e ruvido.
  2. Aveva due tasche, una gli serviva per portare a casa i tesori che trovava nella spiaggia, nell’altra invece teneva dei soldatini di pioppo.
  3. Una mattina, Ottavio sulla spiaggia trovò una tavoletta di legno, tinta di un rosso sbiadito.
  4. Ottavio trasformò la cravetta di legno in un’aquila, che cercava di fuggire in un volo.
  5. Ottavio decise di scavare il buco, perché voleva conservare la sua costruzione, fino alla prossima avventura.
  6. Il bambino si ritrovò in Nuova Zelanda.
  7. Ottavio si mise a giocare con un bambino maori.

N. 11

Invento un testo, di pag. 59.
C’era una volta, nella giungla, una bambina che si chiamava Anna. 
Anna era vestita: con una vestaglia ricoperta di foglie e delle scarpe di legno fatte a mano.
Una mattina, Anna stava passeggiando e all’improvviso pensò: “Perché non ho mai avuto un giocattolo? Mi voglio costruire un giocattolo! Sarà un giocattolo stupendo!”.
Allora Anna cominciò a correre, quando all’improvviso cadde, si guardò, si guardò la sua mano e notò che si era attaccata una tavoletta di legno, tinta di un rosso sbiadito.
La bambina raccolse la tavoletta ed esclamò: “Ora so esattamente cosa costruire, una specie di aereo!”.
Dopo qualche minuto, Anna pensò: “Ora devo scavare per trovare qualche altra cosa!”.
Dopo qualche ora, Anna scavò un buco profondissimo e all’improvviso mise la mano dentro a quell’enorme buco, venne risucchiata e si ritrovò al Polo Nord.
Anna dopo qualche minuto cominciò a gelare, all’improvviso la sua tavoletta si aprì e diventò un aereo gigantesco, allora la bambina salì e spiccò il volo. Finalmente, dopo qualche ora Anna ritornò a casa e abbracciò il suo giocattolo.

N. 12

Roma 6 Dicembre 2022

Continui la storia di pag. 57.
Improvvisamente, la casa volante atterrò e Dorothy si affacciò alla finestra, impaurita: c’era una grandissima distesa di ghiaccio, molta nebbia e perfino tre igloo!
Dorothy pensò: “Ma dove sono finita! Forse al Polo Nord? Sicuramente sì, perché c’è molto ghiaccio, anzi no, mi correggo: è tutto ricoperto di ghiaccio!”.
Dopo qualche minuto, Dorothy scese dalla casa: vide un ragazzo molto basso, aveva delle orecchie sottile e all’insù, le scarpe erano a punta e la sua carnagione era molto chiara.
Allora la bambina esclamò: “Non ci posso credere! Sei un elfo?”.
L’elfo rispose con una voce molto fiera di sé: “Sì, sono proprio io, l’aiutante di Babbo Natale!”.
Dopo un po’ che si guardavano negli occhi, l’elfo chiese a Dorothy: “Ma come sei finita in mezzo al Polo Nord, con dei vestiti così leggeri?”.
La bambina rispose che era una storia e che nemmeno lei aveva capito cosa fosse successo.
Allora l’elfo le disse: “Ti porto a un rifugio, dove ci sarà una grande sorpresa”. La bambina lo ringraziò e l’elfo prese una specie di macchina, molto più piccola. Salirono a bordo dell’oggetto e, all’improvviso, spiccarono il volo.
Dopo qualche ora arrivarono in una grande casa dove c’era Babbo Natale; Dorothy corse immediatamente ad abbracciare il magico signore e gli disse: “Io ti ho sempre ammirato. Sei il mio idolo! Io ora però vorrei tornare a casa dai miei genitori, mi puoi aiutare?”.
Babbo Natale rispose con una voce molto roca: “ma certo che ti posso aiutare! Ora vado a preparare la slitta!”.
Dopo qualche secondo la slitta era già pronta, così l’elfo e Dorothy saltarono sulla slitta e improvvisamente Dorothy era già tornata a casa, nel suo letto a dormire. I genitori di Dorothy la svegliarono e la sua mamma le disse: “Hai fatto un lungo sogno e hai dormito tantissimo!”.
La bambina era molto confusa e pensò: “Meno male che era un sogno. Non volevo rimanere schiacciata su una casa volante! Che buffo sogno”.

N. 13

Scrivo un racconto fantastico di pag. 60.
Una mattina; mia cugina Delia mi spedì una lettera in cui c’era scritto: “Ciao Alice, non ce la faccio più a vivere in campagna, soprattutto con questi nonni! Non mi fanno nemmeno mettere i pantaloncini corti! Non è che nella tua bellissima casa c’è una camera in più?”.
Dalla tua cara cugina Delia.
Dopo qualche ora, chiamai Delia e le dissi: “Ciao Delia! Sì c’è una camera in più, ma i tuoi nonni che ne pensano?”.
Lei mi rispose che i suoi nonni erano d’accordo e che anche loro volevano prendersi una pausa. Dopo due giorni, arrivò Delia ed esclamò: “È bellissimo qui! Non ce la facevo più a stare con loro!”.
Io le feci sistemare le sue valige in casa e dopo qualche minuto pensai: “Ora le faccio vedere il mio enorme volante giocattolo strepitoso!!! Allora le dissi: “Vieni Delia! Ti devo mostrare una cosa pazzesca!”. All’improvviso, mia madre disse: “Dove credete di andare, dovete pranzare!”. 
Io presi il mio “giocattolo”, che si trasformò in un aereo; Delia non disse una parola, stavamo decollando, faceva un freddo gelido.
L’aereo era partito e ci stava facendo vedere tutta la città e Delia mi disse: “È bellissima la vista dall’alto!”.
Quel viaggio durò tre minuti ed eravamo arrivate in tempo per il pranzo, io pensai: “Siamo proprio una famiglia di pazzi! Meglio così, siamo più divertenti!”.