N. 1
Roma 22 Marzo 2023
Primavera
La primavera
volteggia leggero l’inverno e prende il suo posto
profuma e colora
e porta gioia ogni giorno
Rispondo alle domande di pag. 124
1 Perché la maestra chiede ai bambini di ascoltare la storia che legge ogni mattina a occhi chiusi?
2 Quale gioco fanno una mattina?
3 Che cosa dicono i bambini che hanno sempre avuto paura del buio?
4 Che cosa dicono i bambini che si sentono più coraggiosi?
5 Alla fine come fanno a riconoscersi?
1 La maestra* così i bambini erano liberi di immaginare.
2 Una mattina girano a mosca cieca.
3 Dissero che il tatto e l’udito gli facevano vedere ogni cosa.
4 I bambini più coraggiosi che le loro voci rimbalzavano sugli oggetti come un’eco.
5 Per riconoscersi si sfiorano e allungarono una mano per capire come era fatto il viso, i capelli e si sentirono anche l’odore.
*chiede ai bambini di ascoltare la storia a occhi chiusi
I bambini che avevano sempre avuto paura del buio
N. 2
Trasformo pag. 24 in una lettera informale
Cara Valentina,
lo sai che la nostra maestra quando entrava in classe ogni mattina, leggeva una storia a noi bambini e non solo, ci chiedeva di chiudere gli occhi per poter essere liberi di immaginare. Una mattina ci disse che giocavamo a mosca cieca. Aveva portato 20 bende e 20 bastoni bianchi. Quando noi indossammo le fasce, che allacciò dietro il capo la maestra, promettemmo che tenessimo chiusi gli occhi finché la luce filtrasse, come di notte, quando ci si abitua all’oscurità. Poi la maestra chiese se eravamo pronti a guardare e riguardare, con molto riguardo, come se fosse la prima volta? Non con la vista, ma con tutti gli altri sensi? Sembrava un gioco di parole. Ma quando cominciammo a muoverci piano, e con la punta del bastone, a riconoscere i banchi, la cattedra, gli zaini lasciati a terra, i bambini che avevano avuto sempre paura del buio, dopo i primi istanti in cui tremavano di non avere la forza di muoversi, all’improvviso dissero che il tatto e l’udito gli facevano vedere ogni cosa. E gli altri, quelli che avevano più coraggiosi, dissero che le loro voci rimbalzavano sugli oggetti come un’eco. Iniziammo a sfiorarci, ad allungare una mano per riconoscere non solo le cose, ma anche le persone.
All’improvviso, se due bambini si fossero incontrati, sarebbero restati in silenzio, perché in quel caso la voce non li avrebbe aiutati. Giocammo a riconoscersi dalla forma del viso, dei, anche dall’odore, che ognuno aveva e a cui prima nessuno aveva notato. Dopo esserci riconosciuti, potevamo avvicinarci l’uno all’altro senza sbagliare, ritrovandosi al primo sguardo della mano. Era bellissimo e rimarrà sempre nel mio cassetto della memoria. Tu come te la passi? Io ti do un caldo abbraccio e ti saluto.
Alice
N. 3
29/03/2023
Rispondo alle domande di pag. 140-141
1 Perché in classe si mettono tutti a ridere?
2 Com’è la stanza di J.A.?
3 Come sono le sue compagne?
1 Perché J.A. ha detto che Michelangelo era un arcangelo.
2 La stanza di J.A. è tutta gialla e marrone.
3 C’e ne è una che è simpatica e si chiama Sallie e c’e ne è una che è antipatica e si chiama Julia.
N. 4
Pag. 66-67 L. Scrittura
Cara Astrid,
ho vinto alle gare di piscina! Ora ti spiego tutto…
Ero arrivata in piscina e aspettavo il pulman con i miei compagni di piscina e con anche i miei genitori. Dopo qualche minuto ecco che arriva il pulman e ci avviamo verso Perugia. Il viaggio fu lungo ma quando arrivammo era tutto fantastico. Io andai a dormire e il giorno dopo c’era la gara. Ero in ansia quando mi allenavo. Alla piscina delle gare ero super agitata. Arrivata al blocchetto stavo per avere un attacco di panico ma poi mi rilassai e arrivai prima! Esperienza bellissima. Tu come te la passi? Ciao!
Elisa!
N. 5
Roma 31 Marzo 2023
Primavera
Cara primavera,
non piove più
il cielo è sempre più blu.
Tu rendi l’atmosfera
piena di fiori profumati
e i passeri sui nidi son già tornati!
Nuovi alberi già fioriti
I ghiacci sulle montagne son svaniti.
N. 6
L’ARRIVO DELLA PASQUA
Nell’aria pura
il risveglio della natura
il profumo di fiori
dai mille colori
leggere farfalle
si posano su piccole gemme gialle
la colomba della pace
porta un augurio speciale di una Pasqua che amore
sappia donare
N. 7
Rispondo alla domanda di pag. 130
1 L’insegnamento importante che dà il racconto è quello di non essere bulli con nessuno.
N. 8
Es. 4 pag. 74-75
Dal diario di una maestra troppo arrabbiata.
Caro diario,
oggi i bambini a scuola mi hanno fatto impazzire. C’erano Luca, Gianmarco, Lisa e Ginevra che copiavano dal compagno di banco, c’erano Cristiano, Andrea, Marco e Alessandro che giocavano e scambiavano le figurine dei calciatori e a quel punto ha messo tutti i bambini in banchi singoli, anche quelli che non hanno fatto niente e infine ha sgridato tutti quelli che copiavano e giocavano con le figurine. Poi, per essere sicura di non sgridare più, non ha solo sequestrato le figurine e diviso i compagni, ma ha anche parlato con i genitori! Davvero da impazzire. Durante la ricreazione, immagino, c’era chi disegnava con la matita sul banco degli stupidi disegni, chi cantava a squarciagola e chi chiedeva continuamente di andare in bagno. Allora ho detto: “Basta! Finita la ricreazione”. Dopo la ricreazione c’era la geografia e ho interrogato solo 5 persone. Perché? Perché il resto della classe (la maggior parte) ha portato la giustificazione. Ovviamente gliel’hanno fatta i genitori e non possono rifiutarla. I miei desideri?
1 Vorrei una classe più tranquilla anche se voglio bene a tutti.
2 Vorrei anche che studiassero tutti e che non portassero giustificazioni inventate.
So che tu mi comprendi e ti ringrazio. Domani sarà un’altra giornata! Fammi gli auguri. Ti riaprirò con un’altra giornata di esaurimento.
Alice.
N. 9
Rispondi alle domande di pag. 127
1 Penso sia molto gentile il maestro a far usare ai bambini le carte Jolly.
2 Mi piacerebbe ricevere il Jolly per non essere mai triste.
“Scrivo” pag. 127
1 Jolly per la gentilezza.
Lo userei quando non ho il materiale e direi “Mi presti una penna” e visto che ho il Jolly della gentilezza mi diranno di sì.
2 Jolly per non andare a scuola.
Quando ho sonno non vorrei andare a scuola e quindi userei questo Jolly
3 Jolly dell’oro.
Quando sono al supermercato e non i soldi o me li sono dimenticati a casa, farei apparire l’oro.
N. 10
Condivido le mie idee pag. 128
1 Non mi piacerebbe fare didattica a distanza in montagna perché vorrei essere più comoda e non vorrei sentire freddo. Più che stare in montagna preferirei avere una casa su un lago.
Rispondo a pag. 133
1 Il ciclo della luna deve essere rispettato perché solo in certi periodi, con la sua energia, rende la terra pronta ad accogliere la semina.
2 Coltivando un orto si può imparare come zappare, come piantare i semi, come raccogliere i prodotti ottenuti e come regolare l’acqua da mettere.
N. 11
Trasforma il testo di pag. 128 in una lettera informale.
Appennino Meridionale: 20/03/2021
Cara Alice,
visto che c’è il covid-19 non possiamo fare le lezioni a scuola e dobbiamo quindi fare la DAD, ma sono stata fortunata perché mio padre ha un lavoro in montagna e quindi sto con lui. Mi piace qui in montagna, anche perché, ogni mattina gli ovini del mio caro zio mi vengono a trovare. Tu come stai? Dove ti trovi adesso? Baci e abbracci.
Elisa
PS: le pecore si fanno accarezzare e hanno un pelo morbidissimo! Vieni a trovarmi un giorno. Dicono che il mio sfondo è bellissimo!
N. 12
Trasformo il testo di pag. 131 in un discorso indiretto.
Murafid mi ha ordinato di alzare le mani davanti alla faccia. Ho obbedito. Il generale Muradif ha proseguito dicendo che dovevo dare un numero ad ogni dito. Poi mi disse che il mignolo della mano sinistra era il dito numero uno, quello vicino il dito numero due e così via, fino al mignolo della mano destra che è il dito dieci. Ma dove voleva arrivare? Non è che mi stesse giocando qualche scherzo? Se devo dire la verità mi sentivo un po’ stupido. Poi di punto in bianco il Mu mi disse come stavo messo con la tabellina del 9. Io ho sospirato che era messo malino: Muradif ribatte dicendo in tono sicuro che ancora per poco non lo saprei. Ma che cosa voleva fare? Una magia? Il Mu si mise a interrogare e disse quanto faceva nove per otto. Siccome non rispondevo, Muradif mi ha ordinato di abbassare il dito numero otto. “Meglio non contrariarlo” ho pensato. Mi ha detto di cantare quante dita ci sono a sinistra del dito abbassato. Io ho risposto che erano sette. Muradif mi spiegò che quelle erano le decine del risultato. Poi mi ha chiesto quante erano le dita sulla destra del dito abbassato. Io ho risposto che erano due. Muradif mi disse che quelle erano le unità. Proseguì dicendo che erano sette decine e due unità e che quindi nove per otto faceva settantadue. Ehi, ma perché nessuno me lo aveva insegnato prima? Mi sono messo a urlare saltando di eccitazione che era fantastico, favoloso e strabiliante!
N. 13
Es. 3 pag. 80 L. Scrittura
Macché rondini, macché fiori
macché sole, macché caldo,
macché insetti multicolori!
macché prati verde smeraldo!
vuoi sapere quand’è primavera?
e se vedi nel cielo già scuro
alza gli occhi al color della sera
puoi star certo che è un segno sicuro:
svolazzare un mantello nero
primavera la fa un pipistrello!
N. 14
Roma 27 Aprile 2023
Come vedere le onde sonore
Occorrente:
- Un barattolo vuoto senza tappo
- Un paio di forbici
- Un sacchetto di plastica (va bene anche biodegradabile)
- Un elastico
- Un pizzico di zucchero
- 2 coperchi
Procedimento:
Ritagliare un quadratino dal sacchetto di plastica con le forbici. Posizionare il quadratino sul barattolo vuoto senza tappo e fissarlo con l’elastico. Mettere un pizzico di zucchero sul quadratino di plastica, fissato con l’elastico. Battere con forza i coperchi vicino al barattolo. I granelli di zucchero si muovono.
Osservazione:
I granelli di zucchero si muovono come la sabbia con le onde del mare; perché ci sono le onde sonore. Con il loro rumore forte fanno muovere i granelli. Possiamo osservare che è possibile vedere le onde sonore.
N. 15
Scrivo una pagina di diario sull’esperimento
Caro diario,
oggi ho finito i compiti dati per casa prima di quanto io credessi. Quindi ho fatto un esperimento: vedere le onde sonore. Le cose che servono sono un barattolo vuoto, un sacchetto di plastica, un paio di forbici, un elastico, un pizzico di zucchero e due coperchi. Bisogna tagliare un quadratino dal sacchetto, poi bisogna fissarlo con l’elastico sull’apertura del barattolo, in seguito si mette un pizzico di zucchero sul quadratino fissato e infine si prendono i due coperchi e si battono forte vicino al barattolo. I granelli di zucchero si muovevano proprio come i granelli di sabbia quando arrivano le onde del mare. Lo stesso è successo con lo zucchero. Le onde sonore hanno fatto muovere i granelli di zucchero.
Ora devo andare perché è pronta la cena.
Elisa.
N. 16
Roma 28 Aprile 2023
L’insetto stecco
In un tempo molto lontano c’era una fabbrica d’insetti e un giorno la più lavorativa, cioè Cho, voleva inventare un insetto che si mimetizzava per bene con la natura e che grazie a questo poteva difendersi dai predatori. Cercò di disegnare animali simili alla natura ma al primo tentativo le uscì un insetto che sembrava un mirtillo più grosso e lo chiamò scarafaggio. La notte sognò dei bastoncini viventi e allora le venne in mente un animale da disegnare. Ci mise tutta la notte per pensare a come migliorarlo. La mattina dopo lo colorò e lo chiamò insetto stecco.
N. 17
1 Sì, mi è capitato di pensare a qualcosa che volevo o che desideravo e non era possibile realizzarlo. Come per esempio ho sognato di avere un serpente (di quelli buoni, ma i miei genitori non me lo comprano perché non sanno come badare ad un animale, se ne vanno a lavorare).
N. 18
Es. 3 pag. 44 L. Scrittura
La casa sorgeva a 2 chilometri dal paese, su una collina dove crescevano molti ulivi. Vi si arrivava percorrendo una breve strada coperta in gran parte dalle erbacce. Un muretto e un cancello di ferro chiudevano il giardino pieno di rovi. Le erbacce erano in tutto il giardino e coprivano le aiuole e il vialetto. Al centro del giardino c’era la casa abbandonata. I muri erano rovinati in alcuni punti e si vedevano i mattoni nelle parti in cui mancava l’intonaco. Le finestre con le persiane rotte erano appese ad un solo cardine. Uno dei due grandi portoni di legno si aprì e mostrò un ingresso buio e misterioso.
N. 19
Es. 5 pag. 44-45 L. Scrittura
Descrizione soggettiva dello zaino
Lo zaino che mi diedero al mio nono compleanno era bellissimo. Le tasche erano grandi, le cerniere di un nero così intenso che l’interno (…)
Es. 5 pag. 44-45 L.L.
Lo zaino che mi diedero al mio nono compleanno era bellissimo. Le tasche erano grandi e larghe, le cerniere erano nere, la stoffa era di un rosso vivace. Sembrava che fosse fatto apposta per me. Aveva delle tasche capienti e aveva una tasca segreta dove potevo metterci tutto quello che volevo. L’interno era di colore blu scuro ed era spazioso. C’erano 4 tasche e ognuna di esse era molto grande. Le cinghie all’interno erano morbide. Era reversibile quindi potevo scegliere se lo volevo blu o rosso!
Es. 5 pag. 44-45 L.L.
Il nuovo zaino S-JGANG ha tasche con la capienza di 10 l. Le cerniere sono nere e non si impicciano con niente. Il colore principale è rosso e all’interno è blu. Ci sono 4 tasche e ognuna è molto grande. C’è una tasca interna che è molto spaziosa dove all’interno ci si può mettere ogni cosa! Le cinghie hanno una parte morbida così da non far male alle spalle. Lo zaino è reversibile, quindi potete scegliere se lo volete rosso o blu!
N. 20
Roma 10 Maggio 2023
Es. pag. 112 L.L.
All’inizio Niccolò aveva il singhiozzo e tutti ridevano ad ogni suo “hic”. Il maestro ha fatto finta di niente ma poi gli ha detto: “Vai in bagno a bere un bicchiere d’acqua”. Andò in bagno e bevve un bicchiere d’acqua ma non passò. Tutti si misero a ridere di nuovo. Il maestro gli consigliò di respirare in fretta per non farlo singhiozzare. Ma non funzionò. Continuò a singhiozzare. Il maestro si stufò. Fece una cosa che nessuno si aspettava. Arrivò al banco di Niccolò e urlò “buh”. Tutta la classe sobbalzò per la paura e Niccolò si accorse che non aveva più il singhiozzo.
N. 21
Roma 11 maggio 2023
Es. 4 pag. 115 L.S.
Pirro l’elefantino andò nel bosco, mangiò molte fragole e la sua proboscide diventò rossa. La mamma gli preparò una limonata. Pirro la bevve e gli diventò il naso giallo. La nonna gli preparò una passata di verdure. Pirro la mangiò e la proboscide gli diventò verde. Allora Pirro propose se poteva avere la cioccolata. La mamma gliela diede e il naso di Pirro diventò marrone.
N. 22
Roma 12 maggio 2023
Es. 3 pag. 116 L. Scrittura
Era il compleanno di Simone e la zia Eliana gli regalò un piccolo sacco marrone. La zia gli disse che il sacco era magico, che Simone poteva metterci tutto quello che voleva. Il bambino lo mise insieme agli altri regali. Simone prese un libro e si mise a leggere. Era una storia di pirati e di mare. All’improvviso, il bambino si ritrova sulla nave pirata. Simone non capisce come succeda, però si accorge di avere in mano il sacco, che gli ha regalato la zia. Il bambino si nascose dietro ad un barile, per non essere visto da uno dei pirati. S’infilò in un boccaporto aperto e si ritrovò nella stiva della nave. C’era una grande cassa piena di tesori. Senza pensarci Simone aprì il sacco e ci infilò la cassa. Il bambino guardò nel sacco. La cassa era lì. Simone era contento del regalo della zia.
N. 23
Roma 17 Maggio 2023
Un fantastico campo scuola
Quando siamo andati al campo scuola era una mattina fredda. Caricammo i bagagli sul bus e partimmo. C’erano con noi (la mia classe) anche la nostra classe gemella, la nostra guida e le nostre fantastiche maestre. Io ero vicino alla mia migliore amica, Alice, e insieme ci divertimmo tanto. Sul bus mettemmo la musica e cantammo a squarciagola. Più o meno alle otto e mezza ci fermammo a fare i bisognini. Per il bagno c’era tantissima fila. Comunque non l’ho fatta sotto. Dopo aver fatto i bisognini abbiamo fatto merenda nel prato .
Per merenda c’erano i frollini al cioccolato. In seguito alla merenda io presi il mio quadernino e cercai di disegnare, ma delle persone di cui non faccio i nomi mi diedero fastidio. Ripartimmo. Il primo giorno andammo alla Feniglia, in Toscana alla pineta di Orbetello. La guida ci spiegò tante cose: dove eravamo, che animali c’erano e che alberi c’erano. Non erano dei pini comuni, ma dei pini domestici. La differenza tra i due alberi è che il pino comune fa pochi pinoli, invece il pino domestico ne fa molti di più. Dopo un po’ la guida ci disse di attraversare un ponticello di legno in silenzio, perché nelle piccole isolette della laguna che spuntavano c’erano dei pellicani, degli aironi e altri tipi di uccelli. La laguna poteva essere profonda un metro e mezzo, Quando finimmo di attraversare il ponticello, arrivammo ad un capanno di legno dove c’erano dei buchi per guardare la laguna. In un’isoletta c’erano tantissimi aironi che, forse, si accoppiavano. Proseguimmo per andare più avanti. C’erano tantissime piante, ma la mia preferita era il ginepro coccolone anche se aveva le spine. Più tardi andammo in spiaggia a pranzare. I panini erano buonissimi, ma preferivo quelli con il prosciutto cotto. Dopo pranzo abbiamo giocato con una fascia da limbo. Io non ho partecipato, però ho trovato tantissime conchiglie. Dalla spiaggia siamo tornati alla pineta per fare “orienteering”. Io ero in squadra con Rebecca, Mia, Martina e Elisa Rastelli. Con noi c’era la maestra Daniela. Il signore ci ha spiegato cosa dovevamo fare per stare nel bosco con una bussola e un foglietto con scritti i gradi da posizionare sulla bussola per trovare qualche indizio. Eravamo partiti con il piede giusto e Martina trovò il primo indizio. Con il secondo siamo andate male. Infatti, abbiamo ricominciato da capo. Siamo ripartiti dal cartello su cui c’era la mappa della pineta di Orbetello. Al secondo tentativo l’abbiamo trovato. Dopo di noi c’era un’altra squadra che ci ricopiò sul primo e sul secondo indizio. Io e Mia eravamo le uniche che erano arrabbiatissime con l’altra squadra. È come quando qualcuno ti fa sclerare. Poi per il terzo indizio ci mettemmo mezz’ora per trovarlo, ma poi lo trovò la squadra che ci ricopiò sul primo e il secondo indizio. Mia era la più arrabbiata di tutte. E infatti ci disse: “Eh, a loro non gli abbiamo detto niente e sono loro che ci hanno copiato e ora, per una cosa che copiamo, loro ci cacciano e ci dicono che l’hanno trovato loro”. Rebecca cercò di spiegare a Mia che loro si sono tolti il divertimento copiandoci, ma Mia non si calmò. Al quarto e al quinto indizio non ci mettemmo molto, ma comunque non avevamo vinto. Eravamo la terzultima squadra ad arrivare. Quindi non abbiamo né vinto né perso, anche perché abbiamo lavorato al massimo. Dopo l’orienteering abbiamo fatto il telaio. Con noi a farlo c’era la guida che ci fu prima dell’orienteering. Ci siamo seduti per terra per fare il telaio e le maestre ci distribuirono i telai e i fili per fare l’ordito. Il telaio era rettangolare ed era fatto di legno. Nei due lati più piccoli c’erano dei chiodi su cui andava messo il filo.
Dopo aver fatto l’ordito andava messo un altro filo che serviva per fare la trama. Serviva anche una spoletta per far passare il filo sotto e sopra. Tutti erano un po’ in difficoltà, ma io ero tra le persone che non ne avevano. Per questo lavoro ci voleva tanta pazienza. Alla fine mi è uscito un capolavoro. Come colori, per il bracciale, ho scelto il celeste, il giallo e un bianco azzurro che aveva anche delle sfumature gialle e blu.
Dopo l’esperienza del telaio siamo andati in bagno (per chi doveva). Io e la mia amica Elisa ci siamo andate insieme. Io e lei pensammo che ci fossero dei bagni veri e propri; invece, dovevamo farla in mezzo ai cespugli. Abbiamo riso tantissimo, ma abbiamo fatto anche i nostri bisognini personali. Io ho anche avuto l’occasione di raccogliere un fungo. La maestra Nadia ci aspettava al di là dei cespugli. La maestra ci disse che se ne stavano andando allora noi siamo corse velocissime per raggiungere le classi. Eravamo diretti al bus per andare all’hotel. Nel tragitto abbiamo visto un nibbio che cacciava. Era emozionante. Quando arrivammo avevamo tutti la valigia pesante. Ci hanno dato le chiavi per la stanza e salimmo su, al secondo piano. Io fui in stanza con Elisa e Alice, le mie due amiche preferite. Quando abbiamo aperto le valigie sembrava che fosse scoppiata una bomba nucleare perché c’erano pigiami, vestiti, calze, biancheria intima, ciabattine, scarpe e spazzole ovunque. Arrivò la maestra Aurelia e sgridò me e Alice. Elisa non la sgridò (anche se lei fece scoppiare la bomba) perché quando arrivava la maestra Nadia voleva trovare tutto ordinato. Era come stare sotto shock. Io e Alice cominciammo a sistemare e qualche minuto dopo Elisa spuntò fuori da quel dannato bagno. Io e Alice le raccontammo l’accaduto e ci mettemmo a sistemare. Il tempo stringeva. Stranamente, quando finimmo di sistemare, la maestra non era ancora venuta. La maestra Daniela venne prima sgridata e ci disse di cambiarci per la sera, e noi lo facemmo. Dopo un po’ la maestra Nadia venne e ci trovò pronte con i piedi lavati, profumate, lavate ecc. Passò anche la maestra Daniela con la maestra Eufemia. Ci dissero che mancava ancora un po’ e che quindi potevamo giocare a qualcosa di NON RUMOROSO. Allora giocammo ad un gioco che tu dicevi un nome e l’altro doveva dire il tuo nome più un suo. Per esempio dico Francesco e tu devi dire: Francesco e un altro nome. Ci divertimmo tantiiiiiiiiiiiiiiissimo. Inventammo nomi strani finché non chiamarono per cena. Andammo giù, al piano zero, dove c’era un profumino! Io ero vicino ad Elisa ed Ester (una bambina dell’altra classe con cui sono amica). A capotavola c’era Eva (un’altra bambina dell’altra classe con cui sono amica). Come antipasto c’era la pizza margherita. Era buonissima. Il formaggio e il sugo si mischiavano insieme formando un piacevole miscuglio che si scioglieva in bocca. L’impasto soffice come un cuscino di sole piume. Per primo c’era la lasagna. Era più buona della pizza. C’era la mozzarella che si mischiava con il ragù e con l’impasto e insieme ti lasciavano un sapore indimenticabile di infinita piacevolezza. Dopo il primo c’era l’arista con i piselli. L’arista era buonina. I piselli se li schiacciavi con la lingua sul palato si trasformavano in una cremina buonissima. Come dessert c’era la crostata con la confettura di albicocche. Era buona. Siamo rimasti al tavolo per un po’ e vidi Sofia che piangeva per nostalgia di casa. Dopo un po’ ci dissero di andarci a lavare i denti e però di non dormire. Io, Alice e Elisa andammo in stanza e ce li lavammo. In teoria Livia Battelli venne da noi e ci prestò il dentifricio. Dopo un po’ la maestra Eufemia ci chiamò. Scendemmo al seminterrato dove c’era una discoteca grandissima, ma non favolosa. Come D.J. c’era la guida che ci fece fare il telaio. Io ballai con tante persone e c’erano delle casse grandissime. Dopo un po’ anch’io sentii nostalgia di casa. Piansi per un po’, ma dopo ripresi a ballare. Anche le maestre ballavano con noi. Restammo lì fino alle undici. Eravamo tutti stanchissimi. Quando arrivammo in stanza ci mettemmo il pigiama e io e Alice leggemmo. Io lessi un capitolo e poi cercai di dormire ma Elisa mi faceva ridere. Dopo dieci minuti circa spuntò Rachele che ci disse che dovevamo smetterla. A quel punto ci addormentammo. Dopo venti minuti circa la maestra Nadia e la maestra Aurelia mi trovarono scoperta e mi coprirono con la coperta. Il giorno dopo mi svegliai dieci minuti prima del previsto e comparve la maestra Daniela. Mi disse di andare in bagno e svegliare le altre. Mi svegliai perché pensai di essere nel mio letto. Quando tornai dal bagno trovai la mia amica Alice sveglia. Io svegliai Elisa. Ci vestimmo e aspettammo. Ci chiamarono più o meno alle sette e mezza. Scendemmo dove il giorno prima cenammo. Vicino a me c’era Livia Bottelli ed Elisa. Per colazione c’erano dei cornetti, vaschettine di nutella e molte altre cose. Io mangiai una vaschettina di Nutella a secco, la cioccolata calda, dei waffle con la Nutella, delle fette biscottate con della confettura di albicocche e dei cereali al cioccolato. Andammo su a lavarci i denti e a prendere la nostra roba. Caricammo le valigie sul bus e partimmo. Andammo al museo minerario di Abbadia San Salvatore. La prima cosa che facemmo fu andare a vedere i diversi minerali, per esempio il gesso, il quarzo, lo zolfo e il cinabro da cui si ricava il mercurio. La guida ci fece sentire quanto era pesante il mercurio (14 volte l’acqua). Ci spiegò anche che dal cinabro si ricavava il colore rosso in polvere che ai tempi degli Etruschi e dei Romani era molto costoso. Si usava per dipingere, per fare i rossetti e anche come farmaco. Poi ci fece vedere quali erano i minerali fluorescenti. Poi ci siamo fermati ad un negozietto e io ho comprato una pietruzza bellissima tutta verde e nera. Poi siamo andati su un trenino che andava lento, ma faceva degli scatti! Abbiamo urlato tantissimo e ogni tanto il treno si fermava perché il guidatore ci spiegava cosa facevano i minatori nelle miniere di cinabro. In seguito vedemmo dei filmati su cosa si faceva ad Abbadia San Salvatore. Poi andammo a vedere come si trasportava il cinabro e qual era il percorso. Vedemmo due filmati su un minatore che scoprì il cinabro e vedemmo una linea del tempo dove c’erano altri minatori che scoprirono il cinabro. Poi finalmente pranzammo con, anche quel giorno, panini con prosciutto cotto e salame. Per merenda c’era una crostatina con la nutella. Io ed il mio amico Artemio, dopo pranzo, andammo a cercare vari minerali per terra.
Dopo il museo minerario andammo all’Abbazia di San salvatore. Ci spiegarono tante cose sulla chiesa e ci entrammo. Andammo a vedere varie cose presenti nella chiesa. Nel piano più alto quali tutte le cose lì erano fatte d’oro. Poi andammo nella vera e propria chiesa dove delle persone si misero a pregare. In seguito scendemmo delle scalette che portavano ad una stanza piena di colonne tutte diverse. Risalimmo le scalette e ci sedemmo sulle panche per aspettare tutti quelli che erano in bagno. Quando tornammo sul bus avevo nostalgia di casa. Durante il ritorno mi addormentai. Quando aprii gli occhi ero nel parcheggio della scuola. Scesi dal bus e abbracciai fortissimo la mia mamma.
