PP NE IV-6 22/23

N. 1

Roma 14 Settembre 2022

Riassunto del testo ascoltato.
Un giorno, durante la settimana del libro per ragazzi, una classe stava andando in gita. Fuori alla scuola c’era un autobus tutto nero nel quale l’autista aspettava i bambini.
Quando arrivarono e salirono, si accorsero delle ragnatele appese al soffitto. Tutti erano impauriti ma soprattutto straniti: i sedili erano all’incontrario! Si vedeva una tenda nera sul retro dell’autobus che metteva i brividi, mentre qualcuno rimpiangeva l’iscrizione alla gita.
Tutti si chiedevano dove sarebbero arrivati…

N. 2

Continuo la storia
Alla partenza dell’autobus del brivido, la classe era terrorizzata e tutti stavano zitti e fermi con gli occhi spalancati. Anche il maestro Maurys, che aveva detto loro che non c’era niente da temere, non osava aprire bocca. Il viaggio durò circa un quarto d’ora ed era stato molto movimentato. Quando l’autobus del brivido parcheggiò, i bambini scesero davanti a un vecchio Luna Park chiuso da anni. L’autista, prima di schiacciare un pisolino nell’autobus, disse “Devi dire ai bambini queste semplici regole di gioco: qua nel Luna Park, da qualche parte, è nascosta una copia di una statuetta. I bambini dovranno cercarla risolvendo tre indovinelli. Il primo indizio sta dentro tre buste colorate per ogni squadra che il capitano deve prendere e leggere a tutta la squadra. Capito?” il maestro diede l’OK, corse dagli alunni e spiegò tutto. I capitani erano: Angelica per la squadra gialla, Davide per la squadra blu e Cleo per la squadra verde. Nella busta gialla della squadra “Il sole” c’era un biglietto con scritto l’indovinello: “Ha il collo ma non la testa, le braccia ma non le mani. Chi sono?”.
Noemi disse: “Credo sia la camicia o una maglietta a maniche lunghe e il colletto. Ma credo la camicia” “È vero! Brava!” la congratulò Angelica. La squadra stava cercando una camicia. 
Elena, che aveva l’occhio attento, notò una scatola con l’immagine di una camicia. “Ehm, l’ho trovata!” balbetto timidamente Elena. Il capitano corse senza fermarsi, prese la scatola e la aprì. Cleo e i compagni della squadra verde avevano trovato nella busta un pupazzetto di una macchina rossa. Tutti si chiesero cosa significasse e dopo un po’ Mario ipotizzò: “Forse dobbiamo cercare una macchina rossa”. La squadra “Smeraldo”, guardandosi intorno, vide una macchina rossa finta alle loro spalle, nascosta per bene. Immediatamente andarono a prendere il modellino. Infilato ai finti reggi cristalli c’era un foglio con un indovinello: “quando ha un solo mese è già vecchia”. Mentre la squadra “Smeraldo” stava cercando di risolvere l’indovinello, nella busta blu, “la notte”, trovarono un rebus. Anna, appassionata di quegli indovinelli, lo fece vedere agli altri e disse: “La risposta è ‘gelato’”. Davide, felicissimo, cercò l’immagine con un gelato. E finalmente lo trovò: fuori dal cancello, ancora dentro al Luna Park, vide una piccola gelateria chiusa. La squadra camminava a passi veloci per evitare il fiatone. Dentro una ciotola color menta, Agata trovò un foglio piegato e lo lesse: “Più è nera, più è pulita. Chi sono?” “Lo so! È la lavagna!” esclamò tutto d’un fiato Andrea. Guardandosi intorno Davide trovò una lavagnetta con scritto: “Qual è la città dove è stato costruito il Louvre?” Agata sapeva la risposta come tutti gli altri membri della sua squadra, ma invece di urlare la risposta, cercò silenziosamente qualcosa che parlasse di Parigi, come una rivista o un libro. A pochi passi da lì era costruita una piccola biblioteca su antiche città. Avanzarono superando una porta di legno di ciliegio. Sul quarto ripiano di una libreria trovò una rivista su tutte le città di Francia. Lo aprì e dalle pagine scritte cadde un foglio. Quello era il terzo e ultimo indizio! C’era scritto: “Se la statua vuoi trovare, da dove sei partito devi andare” “Ok, andiamo dall’autobus del brivido e camminiamo dritti” disse Davide coraggiosamente. Ma il pizzico d’ansia si faceva sentire…
Il capitano della squadra “Smeraldo” camminava sulla strada dritta come un righello. A passo di marcia Cleo si ripeteva che aveva scelto le più avventurose…e aveva fatto bene!
La squadra Gialla era nervosa: Elena si era allontanata dal gruppo perché qualcosa aveva attirato la sua attenzione.
La squadra aveva avvisato il Maestro Mauris, che iniziò a cercarla. Cercarono in lungo e in largo, sopra e sotto, ma niente da fare. “Forse è andata sulla strada dritta. Lei aveva l’ultimo indizio. Noi ci siamo messi a cercare il foglietto, ci siamo allontanati e Elena non era con noi. Ci siamo girati e non c’era più” disse Agnese. 
Camminarono, camminarono e camminarono ancora per la strada lunga e dritta come un righello. Si fermarono solo quando da una panchina spuntò una coda riccia color carota. “Elena! Eccoti! Ti abbiamo cercato per tutto il Luna Park!” esclamò abbracciandola. Angelica, notando un oggetto rossiccio le chiese: “Cosa hai in mano?” Elena le porse una statuetta. Angelica, Agnese e Noemi non credettero ai loro occhi e si complimentarono con lei in mille modi.
Sulla faccia rossa per la vergogna, Elena stampò un sorriso a trentadue denti facendo vedere persino l’apparecchio!
Dopo pochi minuti tutti gli scolari salirono sull’autobus del brivido felici di aver vissuto una nuova avventura.

N. 3

Roma 22 Settembre 2022

Nonsense

Una civetta
Una civetta ci Civitavecchia,
guarda la luna che in mare si specchia.
Di luna piena ce ne entra parecchia
negli occhi tondi di questa civetta

Il cuoco
C’era un cuoco a Torronata,
che bruciava la frittata
così pigro e trasandato
ora brucia anche il brasato.
Fa con pane e marmellata
pranzo e cena a Torronata.

Il mio Nonsense
Nella città di Londra
un topo si nasconde nell’ombra
si muove piano piano
mentre osserva da lontano
un gatto che cibo ha rubato
e che a Londra in fretta ha mangiato.

N. 4

Roma 23 Settembre 2022

Inventa un Nonsense
In una città del Giappone
un Koala golosone
mangia a più non posso
e pian piano diventa grosso
il koala mangione
gusta foglie in una città del Giappone.

N. 5

Roma 3 ottobre 2022

La corsa delle tartarughe
Le tartarughe vedevano sempre il “giro d’Italia” e venne anche a loro la voglia di correre. Comprarono delle biciclette e con molti sforzi impararono a salire e pedalare.
Che festa il giorno della partenza.
Una dozzina di tartarughe, partecipanti della gara, si erano dipinte la corazza, mentre le altre tartarughe facevano il tifo e una tartaruga più grande fece l’automobile della giuria. Fu dato il segnale della partenza e i corridori iniziarono a pedalare più piano possibile. Dopo il segnale della partenza dormivano tutti e non si seppe mai chi avesse vinto.

N. 6

Roma 4 ottobre 2022

Accumulo di immagini

Lavori in casa
Il tanfo sordo del martello che cade sul cartone. Il rumore infernale che penetra nella testa del trapano. La nebbia di polvere che piano piano scende leggera e si poggia come un velo grigiastro. L’odore fresco della vernice appena stesa sui muri. L’eco della stanza vuota. Schizzi di vernice sulla divisa, vetri e impronte di scarponi sui pavimenti di casa.

Testo collettivo

N. 7

Accumulo di immagini

In vacanza
Una festa di compleanno sul prato fiorito. A terra foglie prive di sfumature. Il cielo limpido e il sole giallo luminoso. Le rocce erano grigie e sbiadite dalla pioggia. I bambini facevano un leggero chiasso di allegria. Una lucertolina color muschio chiara nell’ombra fitta di una roccia. Sembrava mostruosa. Ecco il profumo invitante di margherite e violette. Una farfalla nera e blu svolazzava qua e là. Poi un uccellino iniziò a cantare. Mamma mi chiamò e continuammo la passeggiata. 

N. 8

Riassunto – La raccolta delle mele
Da ragazzo ho allevato molti animali e così ho visto la raccolta delle mele.
In una sera buia d’autunno, io e un mio amico siamo andati in un campo di alberi da frutto. Ci siamo nascosti in un cespuglio controvento e così abbiamo osservato dei ricci che stavano ammucchiando delle mele. Ma sembravano poche, così i ricci più grandi sono saliti su un melo e hanno fatto cadere altre mele. Poi si sono rotolati sui frutti e li hanno trasportati sulla schiena.

N. 9

Accumulo d’immagini
Il fruscio del vento. Le foglie prive di sfumature. Le rocce piene di muschio verde bottiglia, davanti ai tronchi cavi. Il rumore schiacciato sulle pietre del ruscello. Gli scoiattoli nelle tane. L’orsa e i piccoli nella caverna. I fiori profumati. Le farfalle colorate che svolazzano. L’arcobaleno e le nuvole lievi e candide nel cielo. La freschezza nell’aria anche in Estate. Le cime innevate. Un tappeto gelido e morbido. Le volpi che riposano. I ricci in letargo. La montagna: il posto più bello che ci sia.

N. 10

Roma 11 ottobre 2022

Scrivi un testo partendo dal libro del racconto ascoltato.
Viola era una bambina magra e alta con i capelli mossi e rossi, gli occhi blu mare. “Posso prenderlo?” chiese al bibliotecario. “Certo” le rispose lui. “Ma prima vorresti sapere chi ha scritto la frase e perché?” continuò l’omino accarezzandosi i baffi. Viola, incuriosita da quelle parole, chiese: “Perché, tu lo sai? Me lo puoi dire?”. Mario il bibliotecario rispose con una voce sicura: “Sì, se vuoi anche dall’inizio!”. Viola si illuminò e Mario iniziò a raccontare, guardando gli occhi della bambina: “È stato mio nonno. Da generazioni ci occupiamo di questa biblioteca, così mio nonno volle lasciare un messaggio ai bambini che non amano leggere come te: era un pomeriggio di pioggia. La biblioteca era chiusa e buia, con una penombra davanti alla finestra”. Mio nonno mi portò là, dove tu hai preso quel libro e scrisse sotto i miei occhi curiosi: ‘È bello leggere, leggete’. Poi chiuse il libro e disegno una porta d’oro, che per lui e per me significa che i libri ti aprono una porta per un mondo magico di lettura”. Viola lo fissò con i suoi occhi blu mare, osservando i suoi di color caffè. “E poi? Dove è andato tuo nonno?”. Mario abbassò la testa. Viola pensò che lo faceva per ricordare. Poi rialzò e disse: “Poi è partito con una nave che affondò. Ma per fortuna costruì una zattera e si salvò sull’isola dove era diretto e dove voleva abitare: il Madagascar. Così diede il messaggio a tutti in quell’isola. L’altro mese, in vacanza, sono andato a trovarlo. Ha aperto una nuova biblioteca di famiglia…indovina come si chiama.” “È bello leggere, leggete” continuò la frase Viola. “Credo che prenderò un libro più lungo…” disse timidamente Viola arrossendo.
Corse via, verso libri più alti.
“Come me da piccolo”. Pensò Mario. “Grazie a mio nonno”.

N. 11

Danza es. 1 pag. 5 libro Scrittura
Era un pomeriggio nevoso e quando Bianca scoprì che si doveva trasferire in una nuova città ripensò a tutti i momenti che aveva passato in classe, con gli amici, con i cugini… “Ma perché? Qui ho tutti i miei amici!” protestò, incrociando le braccia con il muso più triste del mondo. “Perché così possiamo incontrare la nonna; andare al mare e…” rispose sua madre. Una lacrima le scivolò sulla guancia. Poi corse in camera sua. 
Arrivò il giorno della partenza. Non parlava con sua madre da tre giorni. Dopo due ore di viaggio arrivarono a Genova. Arrivò Lunedì, il primo giorno di scuola. Non si era nemmeno abituata a quel silenzio. Drin! Salì in classe. “Bene bambini, oggi abbiamo una nuova compagna. Bianca, vuoi raccontarci di te?” chiese la maestra. “In realtà no. Mi vergogno…” disse “Pure io ho risposto così da piccola” pensò la maestra Greta, guardando con un sorriso Bianca. A ricreazione Bianca si mise a leggere. “Guarda che nessuno legge i fumetti. È una cosa da bambini!” le disse Cristina, una sua compagna. Quando la scuola finì, sua madre Agata disse: “Come è andata?” “Male. Parlano solo di sport” “Bhe, puoi iniziare a cercare uno sport che ti può piacere, anche se li odi tutti”. Nei giorni seguenti provò molti sport: pallavolo, ginnastica, calcio, nuoto, pattinaggio, tennis… “Mamma! Danza!” le urlò Bianca. “No, lo sai che non mi piace, non è uno sport vero”. Quando lo disse, Bianca si infuriò. Nei mesi seguenti Bianca frequentava un corso di musica davanti a una scuola di danza. Bianca scappava sempre e quando sua madre lo scoprì, si infuriò e non le parlò. Ma un pomeriggio pensò: “Forse, sì. Dovrebbe farlo. Se no non avrebbe fatto una cosa così grave”. Agata si scusò e finalmente Bianca frequentò una scuola di danza.

N. 12

Roma 20 Ottobre 2022 Roma 20 Ottobre 2022

Continuo la storia
Ma durante la notte mi svegliai. Sentivo dei rumori strani, come un fantasma. Allora chiamai il mio amico: “Mario! Svegliati! Sento dei rumori strani. Sveglia anche gli altri!” Mario, il mio migliore amico, quando svegliò Filippo gli bisbigliò qualcosa: “Che ne dici di uscire per scoprire cosa c’è fuori?”. Trovando l’idea troppo pericolosa dissi: “Non vi sembra pericolosa l’idea? Sei impazzito? Se il maestro ci scopre passeremo guai grossi!”. “Dai Lele! Viviti un’avventura nel bosco, di notte!”. Mi incoraggiò Marco, ma non ci riuscì. Mi convinsi solo quando risentii quei rumori strani, questa volta più forti: un calpestare di foglie…Allora, con una voce tremolante, esclamai: “Ok! Basta che smette! Andiamo!”. Filippo, felice, mi sussurrò: “Parla piano Emanuele, non puoi fare questo chiasso!”.
Dopo dieci minuti ci ritrovammo con dei pesantissimi zaini sulle spalle e torce accese che puntavano il vuoto. Camminavamo veloci per non farci vedere dal maestro. A un certo punto abbassai la testa per levarmi lo zaino: c’erano impronte enormi scavate nel fango e poco più in là una grotta davanti ai piedi di una montagna innevata. “E se è la tana di un orso?” pensai rimanendo immobile davanti a quelle impronte.
Tutti mi guardavano strani. Poi sobbalzammo insieme. Ancora quei rumori. E, come se quella notte non bastasse, iniziò a piovere, poi a diluviare grandine. La pioggia cancellò le nostre impronte e ci rifugiammo sotto una grotta. “Lo sapevo! lo sapevo che era una pessima idea!” piagnucolavo io. Sopra le nostre teste ancora rumori. Alzai gli occhi per controllare. Ma avevo paura: era solo un piccolo passerotto che non trovava il nido, sopra la tana di un gufo reale che brubrulava per farlo andare via! Ora non avevo più paura. Finì di piovere e ritornammo in tenda frettolosi. Chissà se il maestro ci aveva visto! Infatti lo ritrovai davanti alla nostra tenda. Ci guardava con uno sguardo infuriato. Ci disse: “Allora? Vi è piaciuta la vostra “avventura?!”. Credo che dovreste avvisare per la prossima volta…comunque siete stati molto coraggiosi a cercare versi. Ma ora a letto, è tardissimo!”. Mentre camminavamo verso la tenda il maestro mi sussurrò: “Hai ancora paura?”. Io risposi con un “no” scuotendo il capo. Mi addormentai. Questa volta davvero.

N. 13

Rispondo

1 Che cosa avviene a Settembre da un punto di vista atmosferico?
1 A settembre l’ambiente diventa tiepido e fresco.

2 Come sono le foglie?
2 Le foglie sono verdi ma stanche.

3 Che cosa succede alla pelle abbronzata?
3 Le abbronzature si schiariscono e la pelle diventa bianca.

4 Che cosa succede a metà settembre?
4 A metà settembre inizia la scuola.

N. 14

Attività sul testo Gelsomino nel paese dei bugiardi

Parole nuove

Bambagia: vivere nella bambagia – comodamente, senza preoccupazioni.
Tenore: voce dal tono più alto e acuto \cantante/.
Pomposo: pieno di sfarzo ostentato.
Altisonante: un nome risuonante – risuona alto, solenne.
Sfarzo: Lusso vistoso, sfoggio di ricchezze.

Domande

1 Quale stratagemma trova il narratore mentre ascolta la storia?
2 Che lavoro fa Gelsomino? Perché?

Rispondo

1 Il narratore usa lo stratagemma della Bambagia.
2 Gelsomino fa il cantante tenore perché ha una voce acuta e alta.

N. 15

Roma 3 Novembre 2022

(Attività su testo Lo zainetto stregato di Stefano Bordiglioni)

Continua tu
“Luca, ora tu fai il problema” gli disse la maestra cercando di vedere qualcosa dentro lo zaino del bambino. Quando suonò la campanella dell’uscita, Luca raccontò alla mamma: “Mamma, oggi mi è capitata una cosa stranissima: il mio zaino mi ha afferrato la mano dal fondo e mi stava trascinando dentro. La maestra ha anche controllato dentro, ma non ha visto niente”. Sua madre, un po’ sorpresa di quella storia strana, per un attimo pensò che se lo stava inventando, ma poi gli disse: “Sei sicuro? Non è possibile, è solo uno zaino!” “Non è vero! È successo veramente! A casa lo controllo!”.
Infatti, tornati a casa, Luca andò in camera sua dopo aver finito la merenda. 
“Vediamo che c’è qui dentro…” disse. Come se qualcuno l’avesse sentito, si sentì una voce da dentro lo zaino rispondere: “Ci sono solo io” “Ahhh! Chi ha parlato, chi c’è nello zaino?” urlò Luca. Urlò così forte che i vetri della finestra tremarono e l’omino urlò di nuovo: “Shh! In questo momento, con la mia magia, ho addormentato i tuoi genitori in modo che non mi vedessero. Ci ho provato anche prima, vieni con me o ti dovrò ritirare qui con tutta la forza del villaggio dei folletti” “Villaggio!? Folletti!? Nel mio zaino!?”, urlò Luca, questa volta più forte di prima. Ok, vengo. Sono curioso. Dopo, se vuoi, ti trovo un altro posto per costruire un nuovo villaggio. Ma posso restare solo per cinque minuti, se lo scopre mia madre mi sgriderà!” gli spiegò Luca, mentre la vocina balbettava: “Oh, non hai capito, non hai capito niente Luca! Le ore che passi con noi, i folletti, sono due minuti qui sulla terra! E, comunque, se ti stai chiedendo come so il tuo nome, ho sentito tua madre e la maestra.”
Meno di cinque minuti dopo si ritrovarono in una foresta con elfi, fate, maghi, altre creature magiche con, naturalmente folletti e gnomi. C’erano querce, alberi da frutto, fiori.

N. 16

Racconto x (icona della casa)
Iris aveva appena cambiato città. Quella domenica sera era molto agitata e arrabbiata. Era agitata perché non conosceva nessuno, arrabbiata perché non capiva come mai aveva dovuto cambiare città.
Iris, la mattina successiva, si svegliò di buon’ora. Si preparò, fece colazione e, insieme a sua madre andarono a scuola. L’edificio era alto e grande con due cortili, uno dietro e l’altro all’entrata. “Tranquilla Iris”. Le disse sua madre. “Sono sicura che ti farai presto nuovi amici”. Continuò lei. Iris non sembrava convinta, quindi non rispose. Sua madre Agata le rimase vicino finché dovette entrare.
“Bene ragazzi, lei è Iris, la vostra nuova compagna. Si è appena trasferita quindi accogliamola. Salutatela!”. Un coro di “ciao” risuonò per tutta l’aula. Iris si sedette al suo banco e cominciò la lezione di storia. Dopo due ore la campanella suonò: era cominciata la ricreazione. Iris incominciò a leggere un libro. Dopo due minuti, forse tre, arrivò un gruppetto di bambine vicino a lei. “Forse non mi hanno nemmeno visto…” pensò Iris, che lasciò perdere il gruppo, ma in realtà loro si erano accorte della nuova bambina e iniziarono a parlare per vantarsi: “Sai che in questa stagione farò i regionali?” disse una bionda. Un’altra bambina rossa e riccia chiese sarcasticamente: “Davvero? Su ghiaccio? Che equilibrio…”. Quella bionda annuì.
Tornata a casa Iris raccontò: “A scuola parlano solo di sport…”,“Bè, inizia anche tu. Magari ti potrebbe piacere…” rispose Agata, “Hai ragione pattinaggio su ghiaccio…” disse Iris. Fu così che la bambina iniziò a fare pattinaggio su ghiaccio. A scuola si fece molti amici e anche a pattinaggio.

N. 17

Roma 10 novembre 2022

Rispondo alle domande di pag. 52 Libro di L.

1 Perché il padre del ragazzino si lamenta?
2 Che cosa dice quando si affaccia alle finestre?
3 Per Ettore cosa significa “impagabile”?
4 Cosa gli spiega il papà?

1 Il papà si lamenta sempre quando la macchina non arriva al portone.
2 Il papà dice che non cambierebbe mai casa.
3 Per Ettore “impagabile” significa che non si paga.
4 Il papà risponde che vuol dire che il suo valore è unico e nessun prezzo è giusto per la sua bellezza.

Racconto pag. 52 Libro L

Quando mi affaccio alla finestra della mia camera della casa in montagna, vedo le nuvole rossastre del tramonto, gli uccelli che volano in mille direzioni diverse sopra i tetti e le cime delle montagne innevate. Poi, quando vado a letto, prima di addormentarmi immagino quello che potrei fare là fuori. Immagino di volare sulle nuvole dai colori caldi insieme agli uccellini colorati nel cielo limpido, diretta verso le cime delle montagne innevate. Poi atterro sulla neve candida e soffice.