SS SE III-1 2023

1. Scrivi una lettera ad un/a tuo/a amico/a in cui racconti una tua esperienza di vita scolastica che hai vissuto intensamente e che resterà certamente tra i tuoi ricordi.

2. L’amicizia è un valore importante alla tua età: racconta un’esperienza per te particolarmente significativa, mettendo in luce i fatti che ti hanno fatto conoscere profondamente la/il tua/o amica/o. Descrivi la/o amica/o ideale. 

3. La macchina del tempo è finalmente pronta per essere usata. Decidi tu in quale periodo storico ritrovarti, presente, passato o futuro e racconta la tua avventura in un testo narrativo precisando il tempo e il luogo, descrivendo i personaggi con cui l’hai vissuta e le emozioni che hai provato e condiviso.

N. 1

La vicenda che ho scelto di raccontare

Era il 15 ottobre dell’anno 2022 quando trovai nella cantina di casa mia, una soprendente macchina del tempo. Ero andata in cantina per prendere un gioco di società che avevo sistemato lì qualche tempo prima, ed ecco che mi trovai davanti ad una macchina del tempo. Era sicuramente nuova e non dubbitai ad usarla nell’immediato. Aveva molti pulsanti e usandola sarei potuta andare in qualsiasi luogo del mondo e di epoca passata, presente o futura. Decisi di recarmi nel futuro, precisamente nell’anno 2060, nel mese di dicembre e scelsi come giorno proprio il 25 perciò Natale. Come Il luogo dove andai fu invece l’Africa la Sve Biellorussia. Così, senza avvertire nessuno, partii per questo viaggio da sola viaggio un po’ spaventata  ma anche emozionata. Il viaggiò durò qualche secondo. Arrivai nella capitale della Biellorussia tutta allestita per il Natale: un grande Albero albero decorato, il presepe e si sentivano canzoni natalizie in qualsiasi strada. Però, il 2060 era diverso rispetto al 2022. Innanzitutto le persone si utilizzavano le macchine volanti, che potevano essere molto utili per evitare il traffico e poi, per strada c’erano anche dei robot abbastanza alti e di colore bianco, che facevano la spesa per i loro padroni o che addirittura lavoravano nei supermercati al posto delle persone. Per le strade c’erano solo robot, il che mi mise un po’ di tristezza perché sembrava che l’umanità era stata sterminata. In qualsiasi strada, negozio.
Dicevano che la dittatura imposta sugli genere umano uomini stava fu funzionando e, infatti, anche se era Natale, dormivano già tutti. Poi un robot disse che il giorno seguente, precisamente a mezzanotte in punto, i robot avrebbero sterminato tutti gli uomi quando ancora dormivano e così, si sarebbe creato un  sarebbe nato un regno formato da soli robot. Le persone erano ipnotizzate e costrette a fare tutto ciò che i robot gli dicevano tramite un ipnosi che avveniva con i programmi televisivi e gli annunci che arrivavano sul telefono. Mi sentii furiosa e perciò decisi che avrei salvato il genere umano quella notte stessa. Poco dopo, incontrai una ragazza l’unica che avevo visto sa quando ero arrivata in Biellorussia. Era alta e magra con i capelli biondi, ricci e gli occhi blu.

N. 2

Quel giorno stavo lavorando al mio più grande progetto: la macchina del tempo, nel mio laboratorio segreto sotterraneo quando mi venne la straordinaria idea di montare un mini reattore nucleare alla mia macchina del tempo, che consisteva in un camper rinforzato e siggillato per non rischiare di perdersi nel tempo. L’idea del reattore consisteva nel montarne uno nel camper e utilizzarlo come motore: qualche giorno prima avevo letto che un reattore a fuzione poteva raggiungere la potenza del sole. Montarlo è stato impossibile ma grazie all’aiuto di molti robot e dell’assenza di grandi quantità di uranio dopo circa un mese abbiamo completato la missione. Come prima cosa portammo l’auto in un rifugio l’auto in un rifugio anti atomico per evitare danni in caso di fallimento, ci entrai ed esplose; siccome non ci trovavamo in nessun punto nel tempo non potevamo morire ma l’esplosione distrusse il camper e ci sparò a caso nel tempo. Mi risvegliai in una gabbia di legno sorvegliato da un guerriero romano. Mi trovavo circa nel 1000 A.C. non lo saprò mai con esattezza, quando improvvisamente mi dettero una manciata di armi e mi buttarono in un arena con un leone. Era il Colosseo, migliaia di persone mi volevano veder sbranato da un leone. Scelsi un arma tra la spada, una lancia o una mazza e presi la lancia, presi la mira e la lanciai addosso al leone, lo ferii gravemente ma mi saltò addosso e mi buttò per terra, istintivamente presi la mazza che si trovava alla mia destra e gliela sbattei nel cranio. Vinsi la battaglia ricoperto di sangue e i gladiatori mi lasciarono andare libero. Ritrovai alcuni pezzi di camper sparsi in un campo, utilizzai quei circuiti per creare un piccolo portale del tempo ma mi mancava un grosso diamante per completarlo. Qualche giorno dopo con un paio di contadini decidemmo di rubare l’oro dell’imperatore. Infiltrarsi non fù molto difficile apparte le guardie armate di armi bianche non c’erano laser, sensori, telecamere o altro. Il primo contadino distrasse Le guardie mentre noi altri: Io ferito e sporco e un povero contadino biondo, basso e con il naso storto ci infiltramo nella camera dell’imperatore: Lui era a cena quindi non c’era nessuno, mettemo l’oro in un sacco e lo buttammo dalla finestra in un carro pieno di paglia, poi il contadino si calò con una corda e io rimasi lì a cercare una gemma ma non c’era nulla dentro, i robot chiusero il rifugio anti atomico e io accesi il camper, quello che successe dopo fu praticamente inspiegabile: si aprì una sorta di buco nero e venni risucchiato in un vortice di colori nuovi, mai visti prima, ero terrorizzato e affascinato allo stesso tempo, quando mi risvegliai avevo viaggiato 24h nel passato ma il viaggio mi xxx fatto svenire per quattro giorni quindi mi trovavo 3 giorni nel futuro. Appena tornato al laboratorio cominciai a pensare a quale epoca avrei potuto viaggiare e scelsi il periodo tra la fine del giurassico e l’inizio del cretaceo: avevo voglia di raccogliere qualche campione animale ormai estinto. Chiamai un esperto cacciatore, si chiamava Alan Malcolm, se il viaggio fosse andato correttamente lui mi avrebbe protetto dalle creature preistoriche, ma, il reattore nucleare a fusione ebbe un piccolo collasso

N. 3

ESTATE 2026

Cara Asia,
ti scrivo questa lettera per raccontarti dell’estate che rimarrà per sempre incisa sul mio cuore, mi trovavo nella casa dei miei nonni, in Abruzzo, in un paesino vicino Carsoli (Villa Romana) un paese molto piccolo dove trascorro l’estati insieme ai miei parenti, ma soprattutto un posto magico dove mi diverto con i miei cugini/amici.
Ogni mattina mi svegliavo molto presto, tranne di sabato e domenica perché venivano i miei genitori per passare i weekend, e andavamo insieme al mio nonno nelle sue stalle dove c’erano tantissimi animali, specialmente uno in particolare, i cavalli.
Fin da piccola vedevo sempre nonno che andava a cavallo e aveva sempre voluto provare la sensazione che si provava, ma la paura mi mangiava. Un giorno nonno mi svegliò alle 6:00 e mi portò nel regno dove teneva tutti i suoi cavalli e mi chiese di sceglierne uno, io scelsi la sua cavalla preferita, si chiamava Pallina ed aveva gli occhi marroni, ma la sua particolarità era il colore della sua pelle bianca con delle chiazze marroni sparse in tutto il suo corpo, mi montò la sella e mi fece salire, girammo tutto il paese a cavallo, ed ho provato un senso di libertà e spensieratezza che auguro a tutti di provare, purtroppo quella fu l’ultima estate che passai con nonno, ma dall’estate mi sono promessa di tornarci quando mi mancherà così che mi ricordo di lui…
Spero che questa lettera ti sia piaciuta dalla tua Margot.

N. 4

Adesso oggi siamo nel duemilaventidue, ma tra poco io e i miei amici ci capulteremo con la nostra macchina del tempo a NewYork, viaggio che da Roma sarebbe stato veramente lungo in aereo.
Era il duemilaventidue quando io e i miei amici Jack e Simon trovammo una macchina del tempo funzionante*è*[* che permetteva di fare solamente un viaggio, ma non ne tenemmo conto, annebbiati dal desiderio di] andare a New York. Non ci eravamo mai andati a causa dei prezzi altissimi per il volo; ma con questo trovato fu un attimo. Entrammo dentro, schiacciammo il pulsante con scritto la destinazione che desideravamo e in un batter d’occhio eravamo lì. All’inizio non ci credevamo, perché ci eravamo catapultati dal 2022 al 3000 e per altro da Roma a New York. Simon era felicissimo, come al solito, è un tipo curioso, vivace e allegro, ma testardo perché se si mette un’idea in testa fa di tutto per far sì che si avveri. Jack invece non si era stupito perché è un tipo freddo, timido e molte volte triste, tranne quando gli si parla di fantascienza, materia che gli piace moltissimo. Ma secondo me quel giorno fece finta di essere disinteressato perché dopo qualche ora passata lì iniziò ad incuriosirsi. Dopo due giorni iniziammo ad esplorare la città, era totalmente tecnologica, qualsiasi cosa apparte i grattacieli e le cose, il resto era collegato ad un computer che lo faceva attivare o disattivare, senza che nessuno li comandava. Le cose e i grattacieli erano fatti di un materiale che esisteva solo nel 3000, perché era un tipo di cemento indistruttibbile ma che esternamente era fatta con il vetro trasparente. Tra l’altro ci eravamo teletrasportati durante il periodo natalizio quindi c’era neve d’appertutto. Mentre giravamo per la città c’erano una marea di negozi che che vendeva gadget che nel 2022 non potevamo neanche sognare, ma quando imbocchammo un vialetto un po’ più “losco” trovammo un negozio con tutte le luci spente ma con la scritta: coperto. Decidemmo di entrare e i prodotti che vendeva quel negozio erano occhiali, all’apparenza normali, ma se si indossavano si scopriva un mondo nuovo, perché permettevano di vedere attraverso qualsiasi cosa e davano la possibilità di fare un viaggio nel tempo utilizzando la macchina del proprietario del negozio. Ma il venditore ci spiegò che non bastava acquistarli, ma bisognava prima liberare la città da tutti i crimini. Subito noi li acquistammo perché non vedevamo l’ora di tornare al presente e raccontare tutto agli altri nostri amici e ai nostri genitori, senza però pensare che fermare tutti i crimini di New York sarebbe stato un’impresa quasi impossibile per dei ragazzi diventati maggiorenni da poco tempo. Iniziammo subito a girovagare per la città in cerca di criminali e dopo qualche ora ci rendemmo conto, di quello che avevamo visto, che quasi tutti i crimini erano rapine a signore anziane o rapine in qualche piccolo negozio, a causa di tutte le avanguardie di quel tempo. Infatti ci bastava chiamare la polizia per ognuno di questi crimini. Passarono 5 giorni in cui la città era calma, andammo in centrale a chiedere se tutti i ricercati fossero stati catturati e ci dissero che ne mancavano solamente 3, i più forti. La polizia ci avvisò che proprio quel giorno avrebbero organizzato una rapina alla banca più importante della città, ma ci sarebbero andati preparati e con molte armi a disposizione. La sera ci diriggemmo lì e appena entrati in banca i criminali ci tesero una trappola e ci catturarono; e mentre gli parlavamo cercando di farli ragionare e convincendoli a non ucciderci, i criminali ci chiesero nome e cognome e appena avevano finito di dirglieli fecero una faccia strana. Ci spiegarono che quei cognomi erano di qualche loro antenato di circa 1000 anni prima, così pernsammo di usare questo fattore a nostro vantaggio cercando di convincerli a liberarci, spiegandogli tutto ciò che ci era accaduto. Grazie a un miracolo ci liberarono, noi chiamammo le forze dell’ordine che in un minuto erano già lì, cos’ li arrestarono. La mattina seguente andammo dal venditore degli occhiali speciali e gli raccontammo di tutti i crimini che avevano risolto, e ci portò dal proprietaro della macchina del tempo. Ringrazziammo il venditore ed il proprietario, visto che ci permisero realmente di usare la macchina e in un attimo tornammo nel 2022. Tutto questo lo raccontai ai miei genitori dicendogli tutto quello che avevo provato in quella settimana nel futuro. Ero stato felice e sbalordito, impaurito ma allo stesso momento divertito; è un’esperienza che rifarei solo se avessi due viaggi a disposizione.

N. 5

16 dicembre 2022

Roma, Italia

Cara Sara io sono stata molto bene, grazie! Ho ricevuto la tua lettera, mi ha fatto molto piacere sentirti! Ora ti voglio raccontare anche io di una giornata in cui mi sono divertita molto. Era il 7 maggio 2022 e dovevo andare allo stadio con papà, Giulia e suo padre. Giulia è una mia amica con cui andavo alle elementari. Nonostante lei abbia scelto un’altra scuola media la vedo tutti i venerdì a catechismo. È una ragazza molto simpatica gentile e altruista, infatti ci vado d’accordo. Ha gli occhi marroni, la pelle rosata e dei capelli neri molto lisci, proprio come li vorrei io.
Nonostante l’appuntamento era alle sei del pomeriggio a casa di Giulia, io ero già pronta alle tre. Furono quattro ore interminabili, e come sai, io di pazienza ne ho poca.
Speravo di ricevere la maglietta di Immobile: il mio giocatore preferito.
Quelle ore furono interminabili ma per fortuna, passarono. Una volta arrivati da Giulia siamo andati ci siamo diretti, in macchina verso l’Olimpico. Durante il tragitto abbiamo incontrato altre macchine di tifosi che sventolarono bandiere che sventolavano bandiere bianche azzurre dal finestrino.
Prima di entrare allo stadio ci siamo fermati in una panineria di ponte Milvio: li ho assaggiato il panino più buono del mondo. Anche a papà è piaciuto, noi ce ne intendiamo di cibo gustoso.
Una volta finita la cena, ci siamo avviati diretti verso lo stadio, dove, dopo aver fatto una lunghissima fila e aver passato i biglietti, ci siamo diretti avviati verso i nostri posti.
E arriva qui i pezzo forte: avevo la testa chinata verso il basso, ad un certo punto la alza e…vedo qualcosa di spettacolare, immenso, fantastico: era il campo da calcio dello stadio Olimpico. Era di un verde smeraldo che sembrava dipinto, ma invece era reake! Era tutto illuminato e pieno di gente. Non avevo mai visto così tanta gente tutta insieme. Erano tutti felici, cantavano e attendevano, come me, l’inizio della partita.
Da lontano sembravano pallini colorati, principalmente di bianco azzurro. L’emozione era già tanta, ma aumentò quando l’aquila iniziò a volare. Che spettacolo! era bellissima. Dopo qualche minuto arrivò il momento che attendevo con tanta ansia: quel benedetto calcio d’inizio!
Tutti iniziarono a cantare, esultare, e incitare i giocatori a fare qualche belle azione; infatti, poco dopo l’inizio della partita arrivò il primo goal della Lazio. Tutti insieme a me esultarono e gioirono. Furono novanta minuti fantastici! Mi sono divertita moltissimo. La partita finì tre a zero per la Lazio, infatti tutti se ne andarono soddisfatti e felici per la vittoria. Purtroppo non sono riuscita a prendere la maglia di Immobile: ecco un buon motivo per tornarci. Non vedo l’ora di andare con te allo stadio! Chissà quanto ci divertiremo.
A presto

Teresa.

N. 6

Siamo nel dicembre del 2022 in America, precisamente a New York, io e la mia migliore amica Josephine. Fin da quando eravamo bambine, abbiamo sempre sognato di fare un viaggio a New York ed ora il nostro sogno si è avverato.
Per prima cosa siamo andate a prendere una bibita da Starbucks, per poi fare una passeggiata per la città, andando in giro per i nostri negozi preferiti. Poi siamo andate a central park e per arrivarci abbiamo preso la metro. Arrivate, fatto un giro per il parco, ci siamo divertite tantissimo: c’erano degli scoiattoli sopra gli alberi e i banchetti di gente che vendeva il cibo tipico in mezzo alla strada come hamburger e hot dog.
Verso la sera siamo andate al ristorante e dopo aver cenato abbiamo fatto un giro per citta di notte, ed è un esperienza bellissima soprattutto in questo periodo dell’anno, che tutte le cose e quei palazzi altissimi sono illuminati, gli alberi di Natale enormi per tutta la città. Poi più tardi ha iniziato a fare fredissimo e ci siamo accorte che aveva iniziato a nevicare, sembrava di stare in un film. 
Ritornate in camera d’hotel stanchissime ci siamo addormentate. La mattina dopo appena sveglie ci siamo affacciate alla finestra e ci siamo accorte che era tutto innevato, questo significava che aveva nevicato tutta la notte. Felicissime, siamo subito scese per strada a fare pupazzi di neve e battaglie con la neve. Insomma, il nostro sogno si è avverato veramente, ed è stata la nostra esperienza più bella, mai vissuta fin ora, provando emozioni mai provate di felicità e spensieratezza.

N. 7

Care Asia e Margot,
Ormai sono otto anni che ci conosciamo e siamo come sorelle, perché siamo cresciute insieme.
Grazie a voi ho capito l’importanza dell’amicizia che prima reputavo una sciocchezza.
Ho capito di potermi fidare di voi da quando ho visto che siete sempre state leali e sincere, e mi avete sempre aiutati nei momenti brutti. Ovviamente anche dopo la terza media prenderemo scuole diverse il legame che abbiamo ci legherà sempre tra noi.
Siete sempre state dalla mia parte e non mi scorderò mai di voi e del bene che vi voglio. Mi ricordo quando in quarta elementare stava cominciando un periodo non molto bello, ma voi vedendomi triste quasi tutti i giorni venivate a prendermi a casa e mi portavate a svagarmi poi stavamo quasi tutte le sere insieme a anche il giorno seguente. Questo è la conferma della mia fiducia nei vostri confronti, quella che oltre al rispetto c’è sempre stata tra noi. Spero che la nostra amicizia duri molto tempo come il bene che vi voglio.
Francesca.

N. 8

L’amicizia per me è molto importante. Soprattutto quella vera, perché ti aiuta molto, forse anche più di una psicologa e dei tuoi familiari. Ritengo due amicizie molto importanti: quella con Francesca e quella con Margot.
Margot è la mia migliore amica ma anche la mia amica ideale. Margot è nata con gli occhi marroni e ha delle labbra molto belle devo dire, è abbastanza alta e molti ragazzi gli vanno dietro, è simpatica, ma anche molto permalosa ed, è molto gelosa dei suoi cugini. Margaret è la mia amica ideale perché lei mi fa capire il significato dell’amicizia. Perché Margot c’è sempre, nei momenti di gioia e anche nei momenti bui. C’è stato quando i miei due nonni sono morti a distanza di due mesi e mi ha aiutato a rialzarmi. C’è stato quando stavo male per dei ragazzi. C’è anche nei momenti di felicita come quando prendiamo dei buoni voti. Perché avevamo preso un bel voto
Come lei c’è sempre stata per me io ci sono sempre stata per lei. 
Margot mi ha insegnato a credere nell’amicizia, ma e mi ha insegnato ad avere il coraggio nel credere l’ami ad avere il coraggio per farlo, perché l’amicizia è qualcosa che si costruisce insieme, e che si fonda sulla fiducia, un po’ come l’amore.

N. 9

CARO FLAVIO, TI HO MANDATO QUESTA LETTERA PER DIRTI TANTISSIME COSE CHE SONO SUCCESSE A SCUOLA DA QUANDO NON CI SEI. 
COME PRIMA COSA TI FACCIO INFORMARE CHE APPENA RITORNERAI TI FARANNO FARE TANTISSIME VERIFICHE E TANTISSIME INTERROGAZIONI, INFATTI LE HANNO AUMENTATE LE VERIFICHE E LE INTERROGAZIONI. COME ALTRA COSA TI VOLEVO INFORMARE CHE IN CLASSE SIAMO POCHISSIMI, INFATTI, ALCUNE VERIFICHE LE HANNO RIMANDATE COME QUELLA DI RELIGIONE, PER QUANTI POCHI SIAMO. TI VOLEVO DIRE CHE TUTTI MA SOPRATTUTTO IO CI MANCHI TANTO, INFATTI, APPENA RITORNERAI TI DOVRÒ FAR VEDERE TANTISSIME COSE, AD ESEMPIO CHE È CAMBIATA LA PROF DI FRANCESE, POI IO E LUCA SIAMO STATI VICINI AI POSTI E SIAMO STATI I PRIMI A FINIRE UN PROBLEMA DI GEOMETRIA, E NEANCHE LE PIÙ INTELLIGENTI INTELLIGGENTI DELLA CLASSE LO ANNO RISOLTO PRIMA DI NOI, IN QUEL MOMENTO MI SENTIVO PER UN ATTIMO COME SE NESSUNO POTESSE FERMARMI. POI ABBIAMO FATTO GINNASTICA CON UN PROFESSORE CHE SOSTITUISCE LA PROF, MA CI SIAMO DIVERTITI TANTISSIMO. POI MA SOPRATTUTTO LA PROF DI GEOGRAFIA CI HA CONTROLLATO I COMPITI, COME QUELLO DEL DISEGNO E DELLE TABELLE E HA SPIEGATO TANTE COSE, INFATTI NON SO COME TU POSSA RECUPERARE, MA LASCIAMO PERFERE, IN TAL CASO TI MANDERÒ DELLE PAGINE E DEI COMPITI DA SVOLGERE COSÌ ALMENO PUOI DIRE CHE TI HO DATO UNA MANO, E DOVRAI ESSERE INTERROGATO.
E PER FINIRE COME ULTIMA COSA TI DEVO DIRE SOLO UNA COSA, OVVERO, MI MANCHI E RIMETTITI PRESTO.

DAL TUO MIGLIORE AMICO ROBERTO.

N. 10

Ciao Marco, sono Alessandro. Come va? Oggi ti voglio raccontare di una mia esperienza molto significativa per me. L’esperienza di cui ti sto parlando è quella al campo estivo di quest’estate. Nei I primi di luglio, insieme a 4 miei compagni di classe, partii per Rieti con la chiesa in un campo estivo di 7 giorni. Andammo in pullman. Quando arrivammo, ci si presentò una casa molto piccola, che però doveva contenere circa 50 perone: ci fecero vedere la camera dei maschi; c’erano diversi 17 letti militari per le persone in una stanza grande la metà della mia classe. Il giorno dopo ci consegnarono delle squadre. Ogni squadra doveva fare dei giochi per l’assegnamento dei punti, ma doveva anche svolgere faccende quotidiane. La nostra routine giornaliera era la seguente: ci svegliavamo con suoni forti date da pentole e cucchiai e da musiche improponibili, tipo quelle che si potrebbero sentire in qualsiasi mercato del Bangladesh emesse dagli animatori che vanivano in stanza; facevamo la colazione, subito dopo pranzo andavamo a lavarci, poi svolgevano delle attività, dopo andavamo in una casupola a parlare di cose riguardanti il catechismo, pranzavamo, subito dopo il pranzo c’era del tempo ricreativo, svolgevamo attività di gruppo, poi andavamo a cenare, pregavamo ed infine andavamo a letto, ma in realtà stavamo svegli fino a molto tardi. Molte volte però, ci sono stati eventi che secondo me hanno reso il campo estivo bello, quelli più rilevanti te li racconto. 
Il primo è stato quando il primo giorno arrivammo al campo estivo, questo perché quando andavamo a dormire (soprattutto noi maschi che stavamo in 19 in una stanza piccolissima) ci morimmo dal caldo, tanto che alcune persone dovettero andare a dormire in salone, il giorno dopo gli animatori comprarono dei ventilatori; un’altra fu quando una volta alla nostra mia squadra di dover puliure i bagni come faccende domestiche, fu un esperienza che non voglio riprovare; un’altra esperienza ci fu quando gli animatori alle 2 di notte ci svegliarono dicendo che c’era una fuga di gas, e che quindi dovevamo evaquare la casa. Questo evento finì con tutti noi ragazzini di fuori al freddo con gli animatori dentro la casa che ci comunicarono il lo scherzo di cattivo gusto.
l’esperienza opposta alla prima, fu quando metre dormivo nel mio materasso privo di lenzuola (le cui non mi andava di mettere) e con solo dei pantaloncini, mi mi svegliai alle 4 di notte senza cono con – 6 gradi, finestre aperte e ventilatore acceso puntato su di me; questo successe perché gli altri giorni aveva fatto caldo; e infinel’ultima tragicomica esperienza fu quando l’autobus dovette ritardò di 4 ore e noi dovemo stare sotto il il sole per appunto 4 ore.
Queste furono le esperienze più importanti e più raccontabili, ma credo che ne potrei scrivere un libro.
Anche se questa sem se questo campo estivo sembr sembra esser stato brutto, io mi sono divertito molto e lo rifarei.
Te cosa ne pensi? Ti sarebbe piaciuto?

N. 11

La terra nel del cinquantamila

Nell’anno duemilaventidue la gente non pensava di fare viaggi nel tempo. Ovviamente Io Rebecca Stefania Spianu mi piaceva leggere insieme alla mi ritrovai sola e decisi di con i miei due gatti. Per la noia ho costruito una macchina del tempo. Come primo viaggio di prova decisi di viaggiare da sola. Alla scelta della data pensai, “visitiamo la terra del cinquantamila”, ho premuto il bottone e mi ritrovai a viaggiare in un mare nero, sopra una barchetta fatta interamente d’oro. Dopo due ore di navigazione in quel nero infinito si aprì un varco di luce verdastro. Girai la barca verso quella luce ed entrai. All’improvviso si fece tutto bianco e iniziai a cadere….quando toccai terra mi sono disintegrata. Quando ho aperto gli occhi mi ho visto un polpo tutto nero come la pece con delle sfumature bianche sulla punta dei tentacoli, un fiocco bianco con sopra una croce e una un montello bianco con sopra una croce. Mi guardò e disse “Tu sei un’abitante della terra del duemilaventidue”. Io risposi “Come fai a saperlo?””Vedi cara sei piccola e hai una struttura ossea molto poco evoluta rispetto all’uomo del cinquantamila. Ma stai serena c’è anche un ragazzo che è giunto qui disintegrato come te, e presumo che viene dal tuo stesso anno”.
Rimasi per un attimo perplessa, poi risposi “Ma se ero disintegrata voi come avete fatto a riportarmi in vita?”.
“Grazie alle nostre tecnologie, non credo che lo sappia ma ti trovi a Salagena in provincia di Adenda la città del x-rag-2, che dà capacità benefiche e rianima le persone”. Mi alzai dal letto e osservai vidi un ospedale ma non medici con polpi che parlavano con umani del cinquemila con il collo molto corto, la schiena gobba e gli occhi grandi e con tante altre creature bizzarre. Tra questi esseri vidi un ragazzo che assomigliava a me. Mi diressi verso di lui e gli dissi “Ciao, sei della terra del duemilaventidue vero?”. Lui mi ha guardata e disse con tono tremolante “Si, ma non riesco a ricordarmi il mio nome!”. Stavo per dirgli che non era possibbile quando mi accorsi che anche io non me lo ricordavo. “Non me lo ricordo neanche io ma sul braccio abbiamo tatuata una serie di numeri, io ho il numero uno ottocentoquarantadue e tu hai il numero seicentotre”. “Vero che ne pensi di andare a esplorare un po’ di questo mondo, mentre ci raccontiamo le nostre storie ok?”.. “Va neme”. Iniziai a vestirmi con dele una tuta colotante blu. Una volta vestita andai a fare una passeggiata con seicentotre. Dopo raccontate le esserci raccontati le nostre storie fermam siamo fermati a guardare la città: Macchine volanti, treni con capre che li trainavano sopra un tappeto di fieno. Palazzi di vetro e sopra i palazzi scritte in una specie di cirilico dove seicentotre mi spiegò che era stratero una lingua inventata dopo la prima rivoluzione degli allieni nel tremilaquarantacinque dove chiesero l’introduzione della loro lingua e scrittura. Mentre ammiravo quel panorama i due poliziotti sopra una macchina ologramma urlarono “umani del passato evasi da laboratorio, prenderli o disintegrarli”. Seicentotre urlò “Corri!”. Iniziai a correre ma ci presero con dei collari ma ci presero con dei collari, e dinuovo tutto diventa buio. Mi svegliai con un casco in testa e in una stanza bianca dove una voce robodica diceva “ottocentoquarantadue benvenuta nella simulazione n°4 del progetto nave rossa. Qui verrai sottoposta a una serie di opachi dire il più intelligente vince sennò verrà eliminato. Il premio è il ritorno nel tuo provenienza e poteri attributi da una trasfuzione di sangue orton. Buona fortuna!”. Iniziai a provare a togliermi il casco, ma era attaccato alla mia testa da un chiodo. 
I giochi iniziarono, la camera diventò una foresta di corallo verde con pesci e balene che volavano in cielo. La voce metallica tornò dicendo “Benvenuto al primo gioco trova una gemma di biatite x-4 e passerai alla prova successiva”.
Iniziai la ricerca, a un certo punto della sfida mi comparve un pugnale fatto di perle e diamanti. Arrivò davanti a me un essere molto esile perlato con un perla in fronte e mi salutò dicendo “Salve, scappa prima che sia tardi; sopra l’albero di corallo blu c’è l’uscita e lì premi un bottone e sarai libera se non vuoi finire con la testa scoppiata come gli altri esseri umani precedentemente stati qui”. Ringraziai quell’essere e iniziai a correre con l’anima il cuore in petto e una paura indescrivibile. Arrivai incima all’albero rosso blu, e entrai all’albero rossoblu, e entrai nell’uscita. Una volta salva mi rannichiai in un angolo con le lacrime agli occhi e iniziai a riflettere su come dovevo scappare. Mi alzai attraversai il corridoio e mi trovai in una stanza con tutti gli effetti personali degli umani provenienti dal passato. “Addirittura gli egizi furono i primi a inventare la macchina del tempo!”. Dissi
Arrivai a un cassetto con la mia faccia e il mio numero. In quel momento mi ricordai chi sono, trovai nel cassetto una pallina con la scritta “questa è la via per la libertà”. La presi e la lanciai e si trasformò in una macchina del tempo. Ma prima di andarmente da quel mondo di matti, presi uno stereo con delle cassette di musica rock. Entrai nella macchina, misi l’anno e accesi lo stereo e premetti il bottone, e mi ritrovai dinuovo nel mare nero sopra la barchetta fatta d’oro, passarono tre ore questa volta per arrivare davanti al portale questa volta di colore rosso. Dietro di me sentii “Ferma, dove credi di andare”. Era la polizia sopra le capre. Stavo per entrare nella barca quando mi accorsi che fra le cassette c’era una piccola bomba a mano, la lanciai e i poliziotti diventarono conigli bianchi. Entrai in quel portale e dinuovo era tutto bianco solo che invece di disintegrarmi mi svegliai accanto alla macchina nella mia casa. Per verificare che non fossi in un mondo strano mi affacciai alla finestra e vidi persone normali. Scesi e misi da mangiare nelle ciotole dei gatti con una felicità mai provata prima, ero a casa nel duemilaventidue non e non sai mai tornata a fare viaggi nel tempo.

N. 12 

Operazione salviamo il futuro

La macchina del tempo era quasi pronta.
La squadra Z stava lavorando da anni per crearla e perfezionarla. Io ed un mio caro amico si chiamava di nome Fred era  un ragazzo alto e muscoloso, il sio viso era coperto dai suoi lunghi capello castani che gli coprivano anche gli occhi; lui era anche il comandante dell’operazione “Salviamo il futuro PER SALVARLO DAI ROBOT”. Il momento di entrare nella macchina del tempo era vicino infatti la squadra Z stava finendo di impostare le coordinate. Finalmente entriamo e per tutto il viaggio la macchina si muoveva da una parte all’altra, e dopo un’ora di viaggio arriviamo. Ci trovavamo nel 3000 di preciso non sapevo né il mese, ma sapevo che ci trovavamo in Gran Bretagna. Era tutto devastato e i robot avevano preso il controllo su tutto.
Gli esseri umani si trovavano ad essere schiavi e merce di scambio per i robot. Il nostro compito era quello di salvare più umani possibili e di distruggere tutti i robot più facilmente, infatti volevano attaccare direttamente il capo dei robot, che si chiamava Durza, cos’ da far bloccare tutti i robot, perché loro non possono vivere senza il loro capo.
Così una notte io e Fred decidemmo di attaccare il re. Però dovevamo stare attenti, perché il castello in cui abitava Durza era peno di torrette con sopra dei cecchini e guardie dappertutto.
Con un passo furtivo come quello di una volpe riusciamo ad entrare.
Il re era ancora sveglio e vedendoci iniziò ad attaccarci. Noi però eravamo più preparati di lui. 
Iniziammo ad attaccare con spada e pistola.
Dopo un colpo di pistola e un fendente con la spada, Durza si arrende.
Gli umani finalmente sono salvi e possono ricominciare le proprie vite.
Dopo qualche giorno siamo tornati nel nostro presente con la macchina del tempo, e abbiamo festeggiato con la squadra Z.

N. 13

Caro Domenico

Ti voglio raccontare della mia esperienza in Trentino Alto-Adige dove ci sono stato una settimana. Sono andato nei boschi deltrentino ed è un’esperienza che ti consiglio di fare. Ho dormito nei boschi per 3 giorni. Sono partito lunedì alle cinque e mezza, dopo aver preparato i bagagli io e i miei genitori siamo partiti. Ci sono volute otto ore perché abbiamo fatto diverse soste all’auogrill. Quando siamo arrivati all’albergo abbiamo posato e sistemato le valigie e siamo andati a mangiare in un ristorante vicino allo albergo. Dopo aver mangiato abbiamo deciso di fare una passeggiata per il paese ed abbiamo notato che ci sono molti negozi che vendono legna lavorata a mano. Dopo questa passeggiata siamo tornati all’albergo e visto che era notte siamo andati a dormire. Il mattino dopo siamo andati a fare una escursione in montagna dove c’erano diversi animali e rifugi dove potevi sostare e bere qualcosa. Stava iniziando a fare freddo quindi abbiamo deciso di incamminarci verso il paesino dove c’era il nostro albergo. Dopo questa escursione abbiamo incontrato delle persone che conosciamo e ci hanno fatto da guida per il nostro paese, visto che non lo conoscevamo benissimo.
Dopo che si è fatta sera siamo andati a dormire. Dopo questi due giorni di escursione abbiamo deciso di fare una nuova esperienza ovvero quella di accamparsi in un bosco e dormire. Ci siamo accampati vicino ad un fiumiciattolo dove qualche volta andavano animali a bere. Dopo esserci accampati abbiamo deciso di esplorare il bosco ed abbiamo trovato animali giganti tutti diversi tra loro. Il giorno dopo l’esplorazione del bosco siamo rimasti alla nostra tenda dove ci siamo riposati. Il mattino seguente era l’ultimo giorno di questa esperienza quindi abbiamo deciso di fare un’escursione. La sera abbiamo sistemato tutta la nostra roba e messa dentro i nostri zaini e presa la nostra macchina siamo tornati all’albergo dove ci siamo rimasti. Dopo due ore di riposo siamo usciti per andare a mangiare ad un ristorante.  Gli ultimi tre giorni l’abbiamo passati a fare altre escursioni. Lultimo giorno di questa vacanza abbiamo sistemato le nostre valigie e caricate in auto. Quando siamo partiti per il viaggio di ritorno ci sono volute otto ore e mezza perché alle soste all’autogrill abbiamo anche bucato una gomma. È stato molto divertente ma anche allo stesso tempo stancante spero che la puoi fare anche tu in futuro.

Francesco.

N. 14

24 febbraio 2038:
Una data banale probabilmente per la maggioranza di voi, ma per me non è solo una semplice casella del calendario, no…questo giorno ha cambiato fortemente la mia vita e quella delle future generazioni. Prima di parlarne però facciamo un passo indietro.
Ciao a tutti! Sono Elisa e nel 2038 avevo 29 anni. La mia vita era comune a quella di qualunque altro individuo su questo pianeta. Il fato, però, mi ha riservato un futuro speciale, talmente singolare da portarmi a collabborare con il personaggio storico più famoso di sempre. 
Mi sono laureata a Roma in ingegneria e le mie conoscenze, mischiate con la mia passione per la storia mi portarono a realizzare il mio più grande desiderio fin da quando contavo solo un lustro di vita: costruire una macchina del tempo.
Di sera ultimai i lavori e, verso le otto di sera, partii. 
Entrata nella macchina una voce metallizzata mi parlò:
«Buonasera Elisa! Scegli la tua destinazione!»
Ero eccitatissima, gli occhi mi brillavano dalla contentezza. Davanti a me comparvero molteplici date: il 5000, il 1750…ma quella che mi incuriosì di più fu l’anno zero, anno in cui nacque Cristo. Convinta, selezionai quella data e dopo qualche minuto partii. Dopo poche decine di minuti atterrai. Le porte si spalancarono e il mondo che mi comparse di fronte era completamente differente da quello odierno: le strade non presentavano elaborati edifici, i cittadini, inoltre, avevano usi e costumi completamente differenti. Ovviamente, non esistevano autovetture, ma solo asini. Davanti a me c’era una stalla, entrai e all’interno scovai una donna affiancata dal suo amato che stava partorendo: era Maria. Quando il bambino nacque, la sabbia intorno alla proprietà si elevò creando un vortice. Una voce di timbro grave iniziò a interloquire con noi, ma la sentimmo solo io e l’infante.  Inoltre un fascio di luce divina illuminò la stalla. Mi venne la pelle d’oca e un tremito percorse il mio corpo. Quella figura divina mi parlò: – Figliola, chi sei? – S-sono Elisa – balbettai per la paura. – E di che epoca sei? Non sembri contemporanea. – Vengo dal 2038. – Ah, figliola, ho una bruttissima notizia da darti: a causa delle guerre, dell’odio alla Terra resta poca vita, Ma il suo destino potrebbe cambiare se tu mi aiutassi. – In che modo mio Signore? – La Terra all’origine doveva essere un pianeta sacro all’insegna della pace, dell’amore verso il prossimo e dell’altruismo. Purtroppo, insieme a questi 3 ideali si diffusero l’odio, la guerra e l’ateismo e hanno preso il sopravvento sulla società. Tu dovrai combatterli mentre il Messia diffonderà i sentimenti positivi sulla Terra. Per aiutarti ti dono questo anello che ti potrà far apparire qualsiasi oggetto tu voglia. Ah dimenticavo, questi 3 ideali si trovano su Saturno, ma non ti preoccupare, ti ci porto io.
Non mi sarei mai aspettata un tale incarico, ma solo per colui che me lo aveva affidato sapevo di poter farcela.
Arrivata su Saturno, camminai per alcuni chilometri e trovai una botola. Senza pensarci due volte, mi infiltrai e scivolai su una scarpata. Toccata terra apparsero in quella lugubre stanza in cui ero finita tre totem grigi alti qualche metro, con delle fiammelle di fronte di colore differente ognuna dalle altre, 
Mi avvicinai al totem al centro e, sfiorandolo, apoarve una stanza segreta. 
Entrai e velocemente delle sbarre chiusero le vie d’accesso. L’ansia cominciò a salirmi, respiravo stando attenta a non emettere suoni e con gli occhi scrutavo qualsiasi cosa accadeva. Presto, entrò un esercito di circa mille goblin rossi di bassa statura armati di una bacchetta. Sopra apparsero tre mostri con un corpo simile a una medusa, i tentacoli erano familiari a quelli dei polpi e sulla sommità del capo erano presenti delle ali.
Mi ricordo che erano vestiti: i primi due con una giacca nera e il terzo con una stampa militare. Rapidamente i goblin mi vennero contro e io, d’istinto, scappai, ma quelle creature mi bloccarono trascinandomi verso delle lame. IO mi dimenai e riuscii a scappare. Strofinai l’anello e feci comparire delle cesoie per rompere le sbarre. Provai a segarle ma il ferro in cui erano composte era troppo resistente. Perciò strofinai per la seconda volta il gioiello e comparve una gabbia. Mi posizionai al centro. Ormai l’adrenalina aveva preso il sopravvento. I goblin mi assaltarono di nuovo ma io, più rapidamente di loro li imprigionai. A quel punto le tre “meduse” iniziarono a emettere bombe di lava incandescente indirizzate verso di me. Strofinai nuovamente l’anello e mi ritrovai tra le mani un arco con le frecce. Corsi più velocemente che potevo lungo il perimetro e, astutamente, li stordii. Sferrai tre colpi e le frecce colpirono quei mostri, che esplosero in mille coriandoli. Nel pavimento si aprì una nuova botola, io mi infilai all’interno e sbucai su uno degli anelli di Saturno. Faceva molto freddo, tremavo e riuscivo a vedere il mio respiro. Oramai la sicurezza della riuscita della missione aveva preso il sopravvento sulla paura. Camminai su quell’anello e dopo qualche chilometro incontrai una figura misteriosa: era alto circa due metri ed era vestito di nero. Il viso era simile a quello di un lupo e aveva  gli occhi rosso sangue. Con la sua bacchetta fece apparire delle tigri affamate, che iniziarono a correre verso di me, catturandomi. Ormai tutto sembrava perduto, ma avevo l’ultima speranza: l’anello. Lo strofinai e apparse una sega. Le belve erano pronte a sbranarmi ma, rapidamente, io riuscii a rompere la gabbia*(* IN CUI MI AVEVANO IMPRIGIONATO). Scappai e arrivai davanti alla creatura iniziale. Strofinai per l’ultima volta il gioiello e apparse una bomba. Purtroppo non feci in tempo a piazzarla che il mostro a forma di lupo mi fece un forte incantesimo. Non so cosa successe, ma so che svenni. Mi risvegliai di nuovo nel 2038 in un ospedale. Un raggio di luce illuminò la mia stanza e una voce familiare interloquì con me: – Figliola, come stai? – Era la figura divina che si rivolse a me durante la nascita di Gesù Cristo. – Bene, mio Signore… mi scusi se non sono riuscita nella sua missione ma… – No, cara Elisa, ce l’hai fatta! – Ma-ma mi ha colpito la creatura sugli anello di Saturno… – Sì questo è vero, ma la bomba che l’anello ti aveva donato è esplosa, distruggendo quella creatura che simboleggiava il male. Tu l’hai sconfitto. Grazie alla tua azione, il male sulla Terra non esisterà mai più con un effetto permanente: le guerre cesseranno e il globo perderà tutti gli effetti negativi che le guerre e l’odio hanno causato. Grazie mille. – Di nulla mio Signore, ma gli effetti sono visibili fin da ora? – No, saranno visibili tra tre anni.
Tre anni dopo, realmente i cambiamenti che la figura divina mi aveva illustrato erano presenti. Ero felicissima e ciò che elevava maggiormente la mia contentezza era il fatto che era merito mio.

N. 15

Era il giorno prima di capodanno del 2023. Ed eravamo usciti io, Roberto, Cuccu e Flavio. Inizialmente ci siamo incontrati io e Roberta, al parco del pagliaccio e ci siamo avviati verso il Bistrot Brandi che si trova all’entrata del consorsio dove vivo. Dopo circa una ventina di minuti ci raggiunsero anche Flavio e Cuccu, divertendoci a gareggiare a chi  indovinava le bandiere dei diversi stati. Poi andammo tutti e quatro al MC (mecdonalds).
Dopo avere ordinato siamo andati nello scivolo, anche se potevano andarci solamente i bambini.
Dopo che abbiamo divorato il nostro pasto, abbiamo obbligato Flavio a bere un miscuglio di cocacola, majonese, l’insalata che avevo preso, ketchup, acqua e altre schifezze.
Poi siamo andati verso il villaggio Breda e nel frattempo avevamo scoppiato scoppiato dei miniciccioli (piccoli petardi, che in genere si scoppiano a capodanno), che avevamo preso la settimana scorsa. Dopo essere arrivati al villaggio Breda siamo andati nel parcheggio dove ci siamo divertiti molto a fare esplodere gli oggetti. 
Dopo che i mini ciccioli finirono allora era arrivato quasi il momento di andare via e prima che i genitori di Flavio venissero a prenderlo, tutti e quattro prendemmo dei pezzetti di paglia e fogli di carta e gli dammo fuoco*1 con il poco alcol o gas che era rimasto nell’accendino che fino alparcheggio lo avevo utilizzato per accendere i miniciccioli.
*1 per dire addio al 2022 perché sapevamo che il giorno dopo non ci saremo ricontrati per festeggiare il nuovo anno. 
Dopo cinque minuti circa arrivarono i genitori di Flavio, che vennero a prenderlo. Poi andavamo a casa di Cuccu e ci siamo divertiti a vedere meme (brevi video divertenti che vanno di moda). Poi era arrivato il momento anche per me di andare via e salutai tutti e due. L’unico problema era che non avevo avvisato i miei genitori, infatti quanto sono rientrato a casa ho trovato i miei genitori arrabbiati e poi mia nonna che non faceva altro che dirmi: “sei un deficente” Se devo dire la mia questa esperienza mi ha fatto capire che ho degli amici un po’ matti*2 altrettanto io e sono quel tipo di amici di cui non ho da nascondere nulla e ogni volta che esco con loro mi faccio sempre un mare di risate e so che posso fidarmi di loro anche se a volte faccio e facciamo cose molto bizzarro
*2 MATTI NEL SENSO DIVERTENTI, NON MATTI PAZZI

N. 16

L’amica che mi ha fatto capire che cos’è davvero l’amicizia per me è Veronica, ci conosciamo da un anno circa ma ci siamo avvicinate subito. Ci siamo conosciute per caso attraverso un amica che abbiamo in comune, Margot.
Veronica è l’amica perfetta che auguro a tutti di trovare, è molto altruista e sempre pronta ad aiutarmi, infatti qualsiasi difficoltà che ho affrontato l’anno scorso e per ora quest’anno lei è sempre stata al mio fianco.
Insieme abbiamo vissuto molte esperienze, ma quella che ci ha segnato di più è stata a Novembre dell’anno scorso dove siamo andate ad un concerto del nostro cantante preferito. 
È stato il primo concerto per entrambe.
Eravamo molto agitate, sia modo positivo che negativo, eravamo molto contente ovviamente ma anche preoccuoate perché nessino delle due era mai entrata nel palazzetto dello sport (dove si è svolto il concerto), infatti appena entrate eravamo parecchio abbastanza smarrite, ma una ragazza della nostra età ci ha aiutate a trovare i nostri posti. Ci siamo sedute e tra una chiacchiera e l’altra improvvisamente si spensero le luci e iniziò il concerto. Questa esperienza è stata molto importante per noi due perché entrambe soffriamo di panico e è solo l’idea di andare ad un concerto ci spaventava molto, ma abbiamo deciso di affrontare insieme il panico e la “paura di essere giudicate”. Questa esperienza ci ha fatto crescere, maturare e ci siamo ha fatto divertite tantissimo.

N. 17

Quel giorno non ero andato a scuola, perché i miei Oggi Quel giorno non ero andato a scuola, i miei insinuavano che si scoprono più cose a Firenze in un giorno che in un anno scolastico, dopo pranzo ci dirigemmo verso un treno “Il Freccia Rossa”. Una volta saliti notai che non era come i treni di Roma. Questo era di lusso. Viaggiamo verso Firenze a tutta velocità, in meno di un’ora eravamo arrivati, mia madre iniziò a dire cosa c’era di interessante a Firenze, ma a me interessavano solo i cilindri e i cavalli di un motore che si facevano sentire anche da Roma. Una volta arrivati mia madre iniziò a fotografare anche i citofoni della città, ma io allontanandomi furtivamente, mi diressi verso il concessionario della Ferrari lì vicino. Quando però entrai notai subito intorno alla Ferrari una macchina sotto un velo con scritto non in vendita, alzai un po’ il telo, che si levò tutto in un attimo come per magia. Non potevo credere ai miei occhi, quella che avevo davanti era una De Lorean quella usata nel film di ritorno al futuro. Aprii la portiera che si aprì dall’alto ed entrai nella macchina, una data era già impostata “1941”, visto che mi semb notai anche che ci erano le modifiche portate da Doc (Quello del film) allora allungai la mano verso il bottone per l’accensione e….. la macchina scattò verso la parete ma si atomizzò prima con un attimo prima si atomizzo con me dentro.
Pensavo di morire e tenevo gli occhi chiusi, finché una certa curiosità, mi spinse ad aprirli, uno dopo l’altro, sentivo le rotaie di un treno e persone che parlavano, chiesi dve siamo e in che anno a uno di loro. Rispose che eravamo nel 1941 su un treno partito dalla Germania. Capii subito le circostanze e quel che stava per accadere a quelle povere persone. Inizia subito ad avvertirli dove ci stavano portando. Uno di loro – «Si, verso una speranza, verso un lavoro che ci frutterà soldi»- Rispose uno di loro; – «Non è quel che pensi!» – gli risposi. – «Penso di …di venire dal futuro» – esclamai -«E chi pensate si un santo: il vostro Adolf Hitler. Vi sta portando ad Auschwitz in Polonia, ovvero in un campo di sterminio!»
– «Dimostralo!» – mi minacciò uno grosso; – «Questo avvenimento è scritto nei libri di storia…» mi fermai un attimo a pensare dov’è la Delorian, con l’auto di due persone riuscii ad aprire il portellone del vagone, mi affacciai un po’ ma si vedeva solo il lungo treno a vapore che si muoveva ad alta velocità alzai lo sguardo in cerca di speranza, -«Eccola» Si trovava sopra al vagone, -«Ei, volete la prova che vengo dal futuro?» – chiesi di rischiare la vita per fermare lo sterminio ebreo, correndo fianco a fianco al treno per cercar di raggiungere la motrice e fermar il pilota. Parcheggiai la Delorian sopra il primo vagone. Iniziai a pensare cavolo! Sarai sui libri di storia mentre furtivamente mi avvicinavo al pilota, quando fui abbastanza vicino presi e lo buttai di sotto con uno spintone, rimaneva solo tirare il freno, ma era più difficile di quel che sembrava continuai a tentare e ritentare finché un certo bip non mi interruppe. Da dove viene, pensai fosse una bomba così mi lasciai prendere dal panico e mi buttai dal treno, strano, non mi ero fatto niente aprii gli occhi e mi trovavo nuovamente nel concessionario, cercai di tranquillirmi calmarmi pensando fosse stato un sogno ma sapevo cosa era successo e preferivo dimenticarlo.

N. 18

La macchina del tempo è finalmente pronta dopo anni e anni di lavoro insieme al mio gruppo di amici. Dopo esserci confrontati, decidemmo di andare entrare nel nella macchina del tempo. Ci ritrovammo nel passato, nell’era dei dinosauri, landa desolata, senza senza abitazioni, ma con poche pozze d’acqua sporca, per fortuna ci eravamo preparati per questa situazione con abbondandi scorte di acqua e di cibo cibo. Convinti tutti iniziammo ad esplorare questa terra sconosciuta, scoprimmo m molte nuove specie di piante e animali animali sia marini che terrene. Noi volevamo completare il nostro obiettivo, cioè, quello di verificare se i dinosauri esistettero veramente. Incam A un tratto dopo aver camin camminato per circa un’ora, stanchi, trovammo un ponte di legno dotto che collegava l’isola in cui eravamo a un’altra. Decidemmo di attraversare il ponte, tutto ando bene, ci ritrovammo su questa nuova isola e ci incamminammo, fino a quando sentimmo un boato pensavamo che fosse arrivata l’ora, iniziamo a correre da dove veniva l’urlo, ma arrivati non c’era nessuno, finodesolati caminammo ancora. Per ora non abbiamo trovato nulla se non cespugli e piante e animali mai visti prima, ma ad un tratto lo risentimmo il boato ed era proprio dietro di noi, era un dinosauro enorme in preda alla paura ci nascondemmo nei cespugli approfittando il fatto che fosse più alto rispetto a noi; non ci aveva visto. Dopo essersene andato avendo completato il nostro obbiettivo tornamo indietro, dopo ore di cammino tornammo alla macchina del tempo, ci ritrovammo nel presente. Questa avventura è sta sta sia spaventosa che emozionante perché finalmente sono riuscito a capire se i dinosauri esistettero veramente.

N. 19

Un viaggio nel tempo

Era il 1942, mi trovavo in Polonia nel campo di sterminio tedesco di Auswiz…vedere tutto quel terrore ogni giorno mi faceva star male, gente morta, bambini fucilati, donne violentate e noi ragazzi siamo definiti “abili al lavoro” dovevamo faticare tutto il giorno senza interruzioni per ore e ore di fila coricandoci sulla schiena carichi pesanti; a fine giornata niente doccia, una fetta di pane, e dovevamo dormire su un letto di legno appeso al muro e in una stanza di dodici metri quadrati dormivano circa venti persone…ci fanno tutto questo perche sono ebreo…
a maggio del medesimo anno nel campo, al lato destro della via principale trovai una specie di cabina alquanto strana perché sembrava ultra tecnologica, ma come porta aveva una tendina da doccia; la tenzione di entrare era tanta ma pensai che era impossibile che non fosse una trappola tedesca…pochi giorni dopo tornai davanti la cabina insieme ai miei amici reportati insieme a me. Loro prima di quel momento mi affermarono di non aver mai visto prima di quell’enorme scatola blu, eppure era da evitare, era messa lì in bella vista; però non mi feci molte domande e entrammo nella cabina; c’era una tastiera e una scritta su un lato “insierire una data” da lì capimmo che era una macchina del tempo, non ci pensammo due volte a tornate nel giugno 1930.
Arrivati in quel luogo non c’era niente ci mettemmo tanto per capire che eravamo nel territorio del campo prima della costruzione, noi eravamo nella stessa condizione di come eravamo partiti. Tra vari passaggi in macchina e molti chilometri a piedi arrivavamo a Berlino. La prima cosa che facemmo fu cambiarsi perché quella tuta a righe avrebbe fatto sospettare di possibili evasori; il nostro piano era uno solo ovvero cercar di non far eleggere Hitler e avvertire le famiglie ebree di falsificare documenti. Facemmo tutto in segreto perché le l’idee di Hitler ma già c’erano a rendere i nostri fatti pubblici avrebbe peggiorato le cose. Dopo qualche mese riuscimmo a convincere circa 2/3 delle persone a non votare il re della strage e a falsificare il più possibili i documenti. Nel 1936 con lo spargere delle voci l’intera Berlino era convinto a non votarlo. Poco dopo ci furono le elezioni, Hitler fu candidato e come successe la prima volta provò a convincere il popolo ormai scettico dalle sue parole quest’ultimo non vinse le elezioni; la fortuna mia, di Marco, Giovanni, Karim e Alin era alle stelle oltre che avevamo la nostra vita eravamo riusciti a evitare un genocidio e sono contento di aver cambiato la vita di otto milioni di persone. Tornammo a casa con la consapevolezza e la felicitò di aver salvato un pezzo di storia.

N. 20

Oggi mi sono alzata svegliata verso le 9.00, perché non è suonata la sveglia e mia madre non mi ha svegliato. Mi sono alzata a preparare per la scuola con l’intento di entrare in seconda ora. Dopo qualche minuto mi sono accorta che a casa non c’era nessuno, il che è molto strano, dato che era il giorno libero di mia madre. Ho provato a chiamarla al telefono ma nulla, dava occupato. Sono andata in salotto per controllare se aveva lasciato un biglietto ma nulla. In compenso ho trovato una strana macchina, sembrava una piccola stanza, sarei stata 1×3 m. Ci sono entrata e ho notato che al suo interno si trovava un piccolo schermo tuch. C’era proiettao sullo schermo una barra di ricerca cos’ l’aprii l’ho aperta ed comparveè comparsa una tastiera di soli numeri. Ne digitai ho digitato qualcuno a caso fino a raggiungere il massimo dei caratteri. Ne uscì è uscita fuori una data: 16.04.2120.
A un certo punto è diventato tutto buio per un paio di minuti, poi ho ricominciato a vedere. Sono immediatamente uscita dalla macchina, ero terrorizzata. Quanto sono uscita mi sono accorta che non mi trovavo più nel mio salotto, ma in una piazza. Accanto alla macchina con cui ho viaggiato ce ne erano altre. Appena ho alzato gli occhi ho notato delle macchine volanti, quindi ho capito che non mi trovavo più nel mio secolo. Fermai una ragazza per chiederle dove e quando mi trovavo ma prima mi sono presentata. Appena le ho detto il mio nome ha fatto una faccia strana e poi anche lei si è presentata. Si chiamava Sadie e aveva 20 anni. Aveva i capelli rosso rame, li portava lunghi, quasi fino al bacino, aveva gli occhi celesti, come il mare, in faccia aveva delle lentigini. Non era molto alta. Sembrava molto simpatica, per presentarsi aveva fatto qualche battuta. Sadie si è subito offerta di accompagnarmi in giro per la città. Mi disse che ci trovavamo a piazza città di Spagna. Era cambioata tanto, era diventata una sorta di parcheggio per macchine. Sadie dopo avermi mostrato la piazza mi disse che avevo viaggiato nel tempo, ero arrivata al 16.04.2120. La macchina che avevo usato era una macchina del tempo. Dopo avermi mostrato la piazza e spiegato che cosa mi era successo mi mostrò i distributori di alche, l’unico cibo ormai esistente. Mentre camminavamo chiacchieravamo molto, e io le chiedevo mille cose, del tipo: quando hanno creato le macchine del tempo? E quelle volanti?
A quest’ultima domanda Sadie mi ha risposto entusiasemente di sì. Ma ne io ne lei ne possedievamo una, ma senza chiedere il permesso. A Sadie è venuto subito in mente dove prenderla, dal suo vicino Goffredo. Non le è mai stato simpatico e soprattutto non sta mai a casa, quindi era il candidato perfetto. Sadie passò a casa sua a prendere due maschere per non farci vedere in faccia. Mentre andavamo mi sorse un dubbio: come nascondiamo i capelli rossi di Sadie?
Era impossibile non notarli. Per questo sono andata solo io. Mi sono affacciata alla finestra è ho notato che Goffredo questa volta era a casa, a guardare la TV. Non mi sono arresa e sono andata in garage, ho preso le chiavi della macchina, erano appese vicino alla porta del garage, e sono andata a prendere Sadie, io non sapevo guidare, quindi ho ceduto il posto di guida a Sadie. Siamo state in macchina per circa mezz’ora, poi abbiamo riportato la macchina in garage.
Goffredo non si era accorto di nulla. Dopo questa impresa siamo andate ai distributori di alghe, per pranzare. Non avevo mai assaggiato delle alche.
Ma queste erano diverse: Ogni alga, a seconda di quale scegli, ha un gusto diverso: io ho scelto il gusto gelato al pistacchio, mentre Sadie prese il gusto pizza margherita.
Abbiamo Ci siamo sedute su degli scalini e abbiamo mangiato. Mentre mangiammo si è avvicinato a noi un bambino dicendo: «Mamma guarda, è lei!». Aveva indicato me. La madre prese il ragazzino e si scusò.
Ero stranita, perché un bambino mi aveva indicato? Per chi mi aveva scambiato? L’ho chiesto a Sadie. Lei mi ha chiesto se venivo dall’anno 2060. Io venendo dall’anno 2023, le ho risposto di no. Lei allora mi ha detto che nel 2060 c’era stata una catastrofe che segnò l’inizio di un a nuova era. Il super-vulcano yellowstone era eruttato, causando la fine dell’umanità. C’era stata una sola sopravvissuta, che aveva ricostruito la civiltà come la conosciamo ora: Nadia Fonte.
Quando Sadie ha pronunciato quelle parole è tornato tutto buio. Mi sono poi risvegliata nel mio letto, con la sveglia che suonava e mia madre che urlava: «Alzati o farai tardi a scuola!» Ero un po’ disorientata, sono andata in salotto, non c’era nulla. Nessuna macchina del tempo. Mia madre mi ha urlato da dietro: «Perché non sei pronta?! È tardissimo, sono le 8!». Sono corsa subito a prepararmi per scuola. Mentre correvo, per non fare troppo tardi, pensavo: «è stato tutto un sogno? E se così è un sogno premonitore? Il super-vulcano americano yellowstone erutterà nel 2060? Dovrò ricreare la civiltà?»
Non pensavo ad altro, ma non potevo sapere le risposte alle mie domande prima del 2060.